Pericolose alleanze cominciano a prendere vita in modo sempre più plateale, quelle tra mondo islamista e centri sociali. È il caso di Askatasuna di Torino che sabato scorso ha chiamato a raccolta le altre realtà presso il campus Einaudi, dopo lo sgombero di corso Regina 47, per "allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il governo ha pronti per noi". All'assemblea erano presenti centri sociali provenienti da tutta Italia, dal Leonkavallo di Milano allo Spin Time di Roma. "Questo non è il funerale di Askatasuna ma un momento di rilancio: il 31 ci prenderemo la città", evocando il giorno del corteo per le vie della città. Il movimento non accetta la decisione del Viminale sullo sgombero della sede occupata abusivamente, arrivata anche dopo l'aggressione alla redazione torinese della Stampa da parte di alcuni membri del centro sociale e dopo la solidarietà all'imam Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione, e a Mohammad Hannoun, oggi in carcere con l'accusa di finanziamento al terrorismo.
A prendere la parola è stato il predicatore torinese Brahim Baya, che ha denunciato una presunta repressione che partirebbe dai media e dalla politica e se l'è presa anche con il decreto sicurezza, le inchieste per terrorismo e quelle che definisce "leggi bavaglio camuffate da antisemitismo". Da qui la chiamata a costruire "alleanze di lungo periodo" tra movimenti, studenti, lavoratori, migranti e comunità religiose, con l'obiettivo di creare strutture stabili e durature.