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Chi specula sui morti. Il caso cremazioni ora finisce in Procura

Dopo le rivelazioni del "Giornale", a Bologna Fdi presenta l'esposto anche all'Anticorruzione

Chi specula sui morti. Il caso cremazioni ora finisce in Procura
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Il business delle cremazioni finisce in tribunale. Dopo l'inchiesta del Giornale, l'europarlamentare di Fratelli d'Italia Stefano Cavedagna ha presentato un esposto alla Procura di Bologna, alla Corte dei Conti e all'Anac. Gli inquirenti potrebbero così approfondire quanto emerso attorno alla gestione dei forni crematori di Borgo Panigale. Come denunciato da Il Giornale, il polo è affidato a Bologna Servizi Cimiteriali (Bsc), che è controllata al 51% dal Comune ma partecipata al 49% da SVP (socio privato). Quest'ultimo, però, è a sua volta partecipato per l'86% dalla Cooperativa intersettoriale montana di Sassoleone (Cims), una realtà vicina al Partito democratico. È sui proventi della Cims che si è concentrata la nostra attenzione (e anche quella dell'esposto), ma anche sull'attuale inattività dei forni che sta generando un certo disagio in città, trattandosi di un tema delicato come quello della cremazione di un proprio caro. Il punto sollevato è il seguente: il socio privato incassa per contratto una quota fissa per ogni singola cremazione.

A fronte di circa 5mila decessi l'anno nella città di Bologna, solo nel 2022 la Cims avrebbe incassato circa 400mila euro "grazie" a 15.803 cremazioni. Una discrepanza numerica del tutto evidente: se in città le morti si aggirano sulle 5mila, gli altri cadaveri da dove provengono? A sottolineare questo punto è l'esposto di Cavedagna che evidenzia come il contratto stipulato nel 2022 tra le due parti (ovvero Cims e Bsc) possa aver favorito il socio privato attraverso i compensi fissi (nel 2023 c'è stato un aumento retroattivo della quota su ogni cremazione), incentivando l'aumento dell'attività anche allargando il mercato con salme provenienti da fuori Bologna e da fuori Regione. Questo anche grazie a cifre estremamente concorrenziali che vengono proposte a chi non è a Bologna. L'esponente meloniano, infatti, annota che "secondo quanto emerso, il precedente contratto del 2013 prevedeva che SPV svolgesse attività operative relative alle cremazioni e ai servizi connessi, mentre il nuovo contratto, sottoscritto in data 21 dicembre 2022, ma con effetti retroattivi a partire dal 1° luglio 2022, avrebbe riconosciuto un compenso fisso aggiuntivo per ogni cremazione effettuata, generando così un aumento degli introiti per il socio privato, una diminuzione degli introiti per l'ente pubblico, una attività massiva di cremazioni che avrebbe causato disservizi per i cittadini bolognesi". Il polo ora è fermo, il che potrebbe anche comportare costi aggiuntivi a carico dei cittadini. Il sospetto è che i ritardi nell'attività di cremazione potrebbe aver generato un "accatastamento di feretri". E Fdi, nell'esposto, chiede se sussistano profili di danno erariale. La gestione economica del servizio, insomma, potrebbe aver gravato sulle casse pubbliche. E il modello contrattuale (questo il punto più sensibile) potrebbe aver favorito in maniera indebita il socio privato. "I tre forni sono bloccati", premette Cavedagna. "Decine e decine di persone sono in attesa di sapere come vengono trattati i loro cari defunti e i dipendenti della società partecipata pubblica sono in rivolta per le condizioni di lavoro".

Questo deriva dall'attività massiva di cremazioni indotta da Cims per guadagnare di più? "Vogliamo sperare che non sia così". Le ragioni per chiedere chiarezza sul business delle cremazioni non mancano e sarebbe il caso che qualcuno voglia finalmente indagare.

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