Le prese di posizione, poi le manifestazioni, adesso la raccolta firme per Mohammad Hannoun. A rilanciare l'iniziativa, in solidarietà con l'architetto giordano accusato di essere un finanziatore di Hamas, è lo stesso Hamza Roberto Piccardo sui social. "Libertà per Mohammad Hannoun e i palestinesi arrestati", è il claim della locandina della petizione. E tra i firmatari spicca Moni Ovadia. Ma c'è anche lo storico Angelo D'Orsi, animatore di convegni contro la "russofobia", accusato di filoputinismo. Con loro un esponente dell'Anpi, una ex senatrice del Movimento 5 stelle e lo street artist Jorit, già ospite di un evento in Russia a marzo del 2024, con tanto di siparietto e foto insieme a Vladimir Putin. Pro-Pal e filorussi insieme. Tutti per Hannoun. Nonostante il fondatore dell'Associazione Benefica di Solidarietà con il popolo palestinese sia agli arresti, con l'accusa di finanziare Hamas attraverso le sue raccolte benefiche.
La tesi della petizione di chi vuole Hannoun e "gli altri palestinesi" in libertà è semplice, quanto inverosimile. Secondo loro, l'inchiesta di Genova sarebbe tutta una specie di complotto per perseguitare chi supporta la Palestina. Con la regia, ovviamente, di Israele. La solita macchinazione del Mossad, insomma. Come nel più stantìo dei copioni. Piccardo, tra i primi italiani a convertirsi all'islam, già tra i fondatori dell'Ucoii, condivide la raccolta firme, invitando a sottoscriverla tramite una apposita casella e-mail. Le accuse dei pm, si legge nella locandina, sarebbero "quasi interamente basate su rapporti forniti da strutture statali israeliane, e, in prima linea, dai suoi servizi segreti". Non un'inchiesta legittima, secondo i pro-Hannoun, ma "una illegittima interferenza delle autorità israeliane nell'attività giudiziaria italiana, passivamente recepita da chi ha emesso i provvedimenti giudiziari e apertamente sostenuta, a dispetto della sovranità nazionale e del dichiarato garantismo, dal governo Meloni". L'idea strampalata, nonché complottistica, è che le "autorità italiane si sono fatte esecutrici di disposizioni richieste da uno Stato straniero, peraltro accusato di gravi crimini contro l'umanità".
Alle dichiarazioni segue elenco dei "primi firmatari". Il primo nome non ha bisogno di presentazioni: Moni Ovadia. Accanto a lui D'Orsi, protagonista, tra le altre cose, del convegno sulla "russofobia" dell'Anpi di Napoli, dove, a dicembre, è stato aggredito il radicale Matteo Hallissey. In quota Anpi c'è Carlo Giuntoli, della sezione della Valle del Serchio. E ancora l'ex senatrice Bianca Laura Granato, cacciata dal M5s a febbraio del 2021 perché non votò la fiducia al governo Draghi. Firma anche il giornalista Fulvio Grimaldi, noto per le sue posizioni anti-Occidente e vicine alla Russia. Nel 2022, a DiMartedì su La7, disse che è in atto "un processo di odio nei confronti dei russi e del diverso che assomiglia moltissimo all'odio che si nutriva nei confronti degli ebrei alcuni decenni fa". Per Hannoun libero, a testimoniare la saldatura con le posizioni anti-israeliane, pure il giornalista freelance filo-russo Giorgio Bianchi.
E poi esponenti islamici come l'imam Ezzedin Elzir, diversi componenti della comunità palestinese in Italia, Hamza Piccardo e il figlio Davide e l'artista di strada napoletano Jorit. Lo stesso che, a un evento a Sochi, chiese a Putin una foto per "mostrare in Italia che sei un essere umano", tra abbracci, sorrisi e strette di mano. Quant'è piccolo il mondo.