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Cinque ristoranti italiani tra i 50 migliori al mondo. Vince un peruviano

A Valencia la "Fifty Best". Il primo del Belpaese è Lido 84 dello chef Camanini, al settimo posto

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È peruviano il migliore ristorante del mondo. Si chiama Central, è a Lima e lo chef è Virgilio Martinez. Lo ha stabilito ieri la classifica del The World 50 Best Restaurants, che dal 2002 mette in fila le migliori destinazioni gastronomiche del pianeta Terra (sul resto della galassia non ci pronunciamo). La cerimonia si è svolta alla Ciudad de las Artes y las Ciencias di Valencia, edificio visionario disegnato a inizio millennio da Santiago Calatrava. Sul resto del podio due spagnoli: Disfrutar di Barcellona e Diverxo di Madrid.

Nella lista figurano cinque chef italiani, anzi cinque ristoranti, visto che il riconoscimento va alle insegne, per premiare l'esperienza complessiva, ciò che significa anche sala, servizio e atmosfera. Come l'anno scorso il più alto è un ristorante con una sola stella (Michelin, se ci sei batti un colpo!): sale dall'ottavo al settimo posto Lido 84 a Gardone Riviera, che l'anno scorso aveva occupato l'ottava posizione (chef Riccardo Camanini); secondo italiano Reale di Castel di Sangro in provincia dell'Aquila, dove operano quel genio della cucina di Niko Romito con il fondamentale apporto della sorella Cristiana, che scende di una sola posizione, dalla 15 alle 16; più precipitosa la caduta per Mauro Uliassi di Senigallia, nelle Marche, che l'anno scorso era dodicesimo e quest'anno trentaquattresimo; per Le Calandre di Rubano di chef Massimiliano Alajmo alle porte di Padova dalla 10 alla 41; e per Piazza Duomo, il ristorante di Alba della famiglia Ceretto, dove si gode della cucina di orto di Enrico Crippa, dalla 19 alla 42. Esce dalla classifica il St Hubertus di San Cassiano (chef Norbert Niederkofler) che ha di recente chiuso per scelta della nuova proprietà. In classifica non c'è nemmeno Massimo Bottura, che ha vinto la competizione due volte, nel 2016 e nel 2018 con la sua Osteria Francescana di Modena, e che è ora inserito, come tutti i trionfatori delle precedenti edizioni, nella «Best of the Best», una sorta di «hall of fame» della manifestazione. Nei secondi cinquanta, svelati qualche giorni fa, un solo italiano, all'85° posto: Bartolini al Mudec dello chef Enrico Bartolini, unico ristorante milanese (e metropolitano) nella top cento della classifica, in cui domina la provincia italiana. Grandi assenti del made in Italy gastronomico Antonio Cannavacciuolo, recentemente insignito della terza stella nel suo Villa Crespi a Orta San Giulio, i fratelli Cerea di Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo), Antonio e Nadia Santini del Pescatore di Canneto sull'Oglio (Mantova), Riccardo Monco e Annie Féolde dell'Enoteca Pinchiorri di Firenze e Heinz Beck della Pergola del Cavalieri Hilton di Roma. L'evento che si è svolto ieri a Valencia è considerato l'Oscar della gastronomia mondiale e della massima manifestazione cinematografica ha preso anche un po' la grandeur, con red carpet iniziale, cerimonia pomposa e lentissima e party finale. Un evento monstre che nasce dall'Italia, perché è organizzato da San Pellegrino e Panna, ma che ormai ha una dimensione globale che fa sì che le città e i territori che vogliono ospitarla ogni anno se ne contendano l'organizzazione a suon di marketing territoriale e di milioni. I Fifty Best si vantano di essere un premio indipendente da sponsor e pressioni.

A decidere la classifica i voti anonimi di 1.080 giurati (un terzo chef, un terzo giornalisti e un terzo gourmet, metà donne e metà uomini), 40 ciascuno per 27 regioni del mondo, con la regola che ogni anno il 25 per cento dei votanti viene cambiato.

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