Colpo da "fashionisti" in Montenapoleone: rubate 4 Birkin Hermès

Le borse della maison parigina valgono 90mila euro. Nessuna traccia di scasso

Colpo da "fashionisti" in Montenapoleone: rubate 4 Birkin Hermès
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Ladri stilosi, non c'è che dire, quelli che hanno colpito nel negozio Hermès di via Montenapoleone, nel cuore della Milano da comprare.

Stilosi e anche bravi. Il negozio non è stato forzato, nessuna effrazione è stata registrata, tutto è avvenuto con modalità soft, come si addice a uno dei templi del fashion. Il lusso si addice ai malviventi.

Il furto è stato notato soltanto perché un controllo nel magazzino della boutique ha evidenziato l'esistenza di una borsa con un numero di serie anomalo. Ciò ha portato a un inventario più accurato, che ha fatto emergere la sparizione di quattro borse del valore commerciale complessivo di 90mila euro, 50mila dei quali solo per il pezzo più pregiato trafugato: una Himalayan Crocodile Birkin, vera icona della maison fondata nel 1837 a Parigi da Thierry Hermès.

La direzione del negozio ha subito avvertito i carabinieri, che hanno iniziato indagini da telefilm anni Settanta. Non si sa naturalmente chi abbia commesso il furto ma non è chiaro nemmeno quando esso sia avvenuto. Probabilmente ad agire è stato qualcuno che conosce a menadito le procedure di accesso all'area del magazzino, consentito soltanto a chi è in possesso di un badge aziendale, e che sa anche come vengono immagazzinati gli articoli. Qualche indizio potrebbe arrivare dalle immagini girate dalle telecamere interne, subito acquisite dai militari.

C'è da giurare che i ladri non faticheranno a smerciare il bottino, che forse è stato fatto su commissione. Per mettere rossetto e cellulare dentro una Birkin non è sufficiente essere disposti a staccare un assegno a cinque cifre ma serve iscriversi a una lista di attesa perché il mito si alimenta anche rendendo un prodotto quasi irraggiungibile. Le vendite sono oculatamente centellinate.

L'Himalayan Crocodile Birkin (il riferimento all''Himalaya è dovuto al particolare colore chiaro e cangiante) è naturalmente dedicata alla bellissima e recentemente scomparsa attrice inglese Jane Birkin, a sua volta icona di stile. La compagna di Serge Gainsbourg si trovava in un certo giorno del 1984 a bordo di un volo Parigi-Londra seduta accanto a Jean-Louis Dumas, allora presidente di Hermès, a sua volta morto nel 2006. La conversazione ad alta quota si nutriva delle lagnanze della Birkin per la sua incapacità di una borsa che corrispondesse esattamente alle sue esigenze. «Creativo nato e dotato di un intuito infallibile, Dumas disegna subito una borsa capiente di forma rettangolare, morbida e spaziosa, con un profilo levigato e cuciture a punto sellaio», spiegano dalla maison. La borsa era talmente innovativa da avere anche un alloggiamento per un biberon. La Birkin in quel momento della sua vita era da poco diventata madre per la terza volta, di Lou, avuta dal regista francese Jacque Doillon a cui si era legata dopo la drammatica fine della sua relazione con Gainsbourg.

Jane Birkin non è la sola star a cui Hernès ha dedicato una delle sue iconiche It Bag: l'altra è Grace Kelly a cui fu dedicata la Kelly Bag, piccola, trapezoidale e con un solo manico, che però non è stata creata appositamente per la futura principessa ma che ha preso il suo nome successivamente, per onorare l'amore che l'attrice americana di nascita nutriva per questo accessorio.

Ma torniamo alla Birkin Bag dal doppio manico. Ne esistono differenti tipologie che variano per dimensione (la 25, la 30 e la 35, dalla larghezza in centimetri) e per materiale. Inutile dire che quella in coccodrillo è tra le più care, anche se non la più cara in assoluto: il primato spetta alla Birkin Faubourg che nel 2021 fu venduta in un'asta di Sotheby's a a 180.190 dollari nella versione Hermès Day Faubourg Birkin e a 167.

000 dollari nella versione Night Faubourg Birkin. Ma si favoleggia che un rarissimo esemplare di The Snow Faubourg Birkin sia stato venduto nel 2022 in una trattativa privata per quasi 400mila dollari. Insomma, i «topi» di Montenapo sono stati dei dilettanti.

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