Così i magistrati "proteggono" i colleghi che sbagliano

Dal 2010, oltre 540 cause contro le toghe: finora emesse 129 sentenze. E le condanne? Solamente otto

Così i magistrati "proteggono" i colleghi che sbagliano

Siamo alle solite. Cane non morde cane. E magistrato non condanna magistrato. Dal 2010 al 2021 sono state depositate 544 cause contro lo Stato per responsabilità civile dei magistrati. Su 129 sentenze emesse finora, solo otto condanne in 11 anni.

A fare due conti è stato nota Enrico Costa, deputato e responsabile Giustizia di Azione: «La legge sulla responsabilità civile dei magistrati va rivista subito. E l'occasione giusta può essere proprio la riforma Cartabia. Basta leggere i dati, e chiunque se ne potrà rendere conto», dice.

Solo l'1,4% delle cause iscritte contro i giudici si è conclusa con una condanna definitiva. Delle cause, certamente alcune si sono infrante contro il filtro di ammissibilità, soppresso poi dalla riforma del 2015 dell'ex guardasigilli Orlando, ma altre sono state rigettate, altre ancora sono tuttora in corso.

Con la riforma del 2015, le maglie per mettere sotto processo i giudici avrebbero dovuto allargarsi. Ma non è stato così, come dimostrano i dati: non c'è stata né la pioggia di cause che i magistrati temevano, né tantomeno la pioggia di condanne.

«La nuova responsabilità civile - conclude Costa - si è rivelata un flop: la legge va cambiata di nuovo perché anche palesi responsabilità non si riescono a perseguire. Per questo motivo, presenteremo degli emendamenti al testo di riforma del Csm e della magistratura. Se i magistrati sbagliano devono pagare. Non è possibile costringere i cittadini a vere e proprie peripezie giudiziarie per ottenere dopo anni e anni un risarcimento».

La riforma della giustizia è uno degli impegni che l'Italia si è presa con l'Unione europea per ottenere i circa 200 miliardi di euro di finanziamenti del Recovery Fund. Come sta spiegando da settimane la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, l'obiettivo è approvare prima del prossimo autunno tre leggi delega con le quali il Parlamento, per l'appunto, delega il governo a legiferare su una determinata questione per la riforma del processo civile, del processo penale e del Consiglio superiore della magistratura. «Se non approveremo queste tre importanti leggi entro la fine dell'anno, mancheremo a un impegno assunto con la Commissione per ottenere le risorse europee», ha detto Cartabia qualche giorno fa.

Per elaborare proposte di riforma in materia di processo civile, penale e per modificare il Consiglio superiore della magistratura, Cartabia ha istituito delle specifiche commissioni composte da esperti. Le proposte delle commissioni e della ministra intervengono sulle relative riforme già presentate dal precedente ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: si tratta di tre proposte di legge delega che, ora, sono state assunte come testi base della discussione e che saranno emendate sia dai partiti che dalla ministra della Giustizia.

E speriamo che questa sia finalmente la volta buona.

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