"Così il giustizialismo grillino sta diventando minoritario nel Paese"

La deputata che ha firmato per il referendum sulla Giustizia spiega le sue ragioni. E parla di un vento garantista ormai maggioritario nel Paese

"Così il giustizialismo grillino sta diventando minoritario nel Paese"

L'onorevole Raffaella Paita ha firmato per i quesiti sulla Giustizia. Quelli sostenuti dalla Lega di Matteo Salvini e dai Radicali. L'annuncio della sottoscrizione è arrivato in tempi non sospetti. Segno di quanto la presidente della Commissione Trasporti della Camera, che può porre qualche accento su una sua vicenda personale (la Paita è stata assolta due volte, dopo essere stata sottoposta a giudizio per vicende legata all'alluvione del 2014), sia certa dell'urgenza di quello che chiama "rinnovato equilibrio" in chiave garantista.
All'epoca dell'indagine, il leader del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo - come si legge ancora su Twitter - ha domandato alla Paita di "ritirarsi" dalle elezioni liguri. Ma il fondatore grillino non era il solo a fare del giustizialismo un mantra: sempre sul social citato, la stessa onorevole Paita, a maggio scorso, ricordava come Luigi Di Maio, oggi ministro degli Esteri, avesse inserito il suo nome all'interno di un'elencazione che conteneva numerosi esponenti politici del Pd indagati, citati nelle inchieste, accusati, condannati e così via. Poi sono arrivate le scuse di Di Maio all'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti. Ma forse ci sono altri esponenti che aspettano delle scuse. In ogni caso, la Paita, per via dell'entusiasmo attorno al referendum, nota un vento garantista dirompente. E questo nonostante buona parte dell'Italia, fino a poco tempo fa, pareva aver sposato la causa grillina in materia, dice.

Come mai ha firmato il referendum promosso da Salvini?

"Guardi, anzitutto il referendum è promosso anche dai Radicali: io ho firmato presso il loro banchetto. Che poi Salvini condivida la battaglia e si stia impegnando a me non disturba affatto: io non ho la fobia della destra. Questa è una battaglia giusta e condivisa dalle forze che sostengono una giustizia garantista. Una giustizia, quindi, che abbandoni la logica giustizialista che ha prevalso in questo Paese per un certo tempo. Poi certo: non ho firmato il referendum per Salvini, ma perché lo stavano promuovendo i Radicali e perché ne condivido il contenuto. Piuttosto sono felice che ancora una volta sto facendo una battaglia condivisa anche dal leader del mio partito Matteo Renzi".

Quindi attorno a questo referendum possa nascere un "fronte garantista"?

"Io ho una grande fiducia nel ministro Marta Cartabia. Non avevo dubbi nemmeno prima ma, dopo averla ascoltata in questi giorni in aula, mi è venuta la pelle d'oca. Il ministro ha manifestato nettezza verso fatti gravissimi avvenuti (l'onorevole si riferisce ai fatti del carcere di Santa Maria Capua Vetere, ndr) e una capacità di lettura degli eventi davvero senza eguali. Mi viene in mente l'invito inoltrato ai parlamentari: quello di andare a visitare le carceri. Sono convinta che la Cartabia stia per mettere in campo una riforma convincente. I referendum possono essere da stimolo e di aiuto. La quantità di adesioni è ormai enorme, mentre il clima nel Paese sta cambiando".

In che senso sta cambiando?

"Noi abbiamo pensato che il clima rappresentato dal fronte populista, soprattutto dal MoVimento 5 Stelle, avesse attecchito in Italia. Invece adesso ci ritroviamo un Paese che vuole guardare, con ritrovato equilibrio, ai poteri costituzionali".

Quindi lei sarebbe d'accordo con la separazione delle carriere?

"Sì, credo possa essere un elemento giusto in un nuovo disegno della giustizia. D'altro canto, ora ci stiamo occupando della tempistica del processo penale: è chiaro che quello è un requisito indispensabile, ma non sufficiente di un ridisegno complessivo. Dobbiamo attuare il Pnrr ad esempio, pure per non scoraggiare gli investitori. La riforma della Giustizia va approcciata con uno spirito organico, dunque deve riguardare pure la separazione delle carriere".

Senta ma Conte vuole alzare la posta sulla Giustizia, vero?

"Sa che ritengo che aver presentato 917 emendamenti sia un segno di debolezza per Conte ed i 5 Stelle? E' del tutto evidente che quegli emendamenti, nel caso fossero un tentativo di rimettere in discussione l'accordo con il premier Mario Draghi, sarebbero allora il frutto di logica politica sbagliata. Se invece ci sarà una discussione in Parlamento, quest'ultimo potrebbe dare un esito insperato per i grillini. Le forze garantiste sono maggioritarie in Parlamento".

Però il Pd non ha espresso la solidarietà a Renzi in relazione all'inchiesta appena emersa... Non è che la sinistra sta diventando troppo giustizialista per voi?

"In tutta franchezza, ritengo che il Pd debba avere un atteggiamento più coraggioso nei confronti della Giustizia. E non solo in riferimento al caso specifico di Renzi. Più in generale, penso che questo sia un grande tema di civiltà. Andare dietro alle tesi dei 5Stelle non mi pare una grande linea riformista. Noi non abbiamo dubbi: il garantismo deve prevalere, mentre il giustizialismo ha fatto tanti danni".

Se la sente di dire che senza Salvini questo referendum non avrebbe fatto poi tutto questo rumore?

"Le ho già detto che ritengo la battaglia di Salvini un fatto positivo: non credo di doverle dire altro in merito. Tuttavia, non credo che le sorti di questo referendum dipendano da una persona sola. E' come se le dicessi che, poichè oggi Renzi ha firmato, allora il referendum avrà un esito positivo. Penso piuttosto che sia importante che leader politici condividano una battaglia giusta. Ne do atto a loro due, ma anche ad Emma Bonino e a tutti coloro che sposeranno l'iniziativa. Mi impressiona in particolare la quantità di cittadini che stanno aderendo. E' una grande battaglia di popolo. Pensi ai tempi dei processi e quante persone riguardano. C'è una consapevolezza nuova, che è lo specchio di quel referendum. C'è qualcosa di più profondo della singola iniziativa seppur lodevole dei leader politici".

Ascolti, l'ultimo rapporto Ue sulla Giustizia italiana pone una serie di questioni, tra cui quello della fiducia nei giudici...

"Guardi che le due cose sono collegate. Io questa battaglia la faccio anche per tutelare i tanti, tantissimi giudici seri di questo Paese, che magari hanno anche pagato un prezzo altissimo. Se la giustizia funziona, questo va a vantaggio anche delle persone serie che lavorano nel mondo della giustizia, che sono la prevalenza. E' proprio l'assoluta fiducia nella Giustizia che mi suggerisce la necessità di un miglioramento".