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Ma il dibattito delle idee è tutto a destra

La sinistra non partecipa perché non può permetterselo: non sa cosa dire

Ma il dibattito delle idee è tutto a destra
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La destra, quando si occupa di cultura, commette errori, spesso per inesperienza o per la fretta di soddisfare una base ideologica prima ancora di costruire un progetto. La destra italiana non ha ancora imparato a ragionare da classe dirigente. Una classe dirigente non risponde ai dossier con inutili mostre identitarie, non misura il successo in termini di dispetto all'avversario, non rischia di autodistruggersi con polemiche incessanti, colpi di mano, fughe in avanti. Cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Ma il dato politicamente più significativo è che la destra non riesce a capitalizzare nessuna di queste debolezze. La sinistra ha governato così a lungo da essersi identificata con le istituzioni culturali stesse. Quando la destra le occupa, la critica suona come lamento di chi ha perso il posto, non come argomento di merito. E qualcuno dovrebbe ricordare che il lungo regno dem ha prodotto i suoi bei pasticci, Franceschini docet. Vediamo qualche tema. Sul rapporto con Trump e sull'europeismo il paradosso è strutturale. La sinistra ha costruito la sua identità sul multilateralismo, che è esattamente la categoria demolita da Trump. Per criticare il governo sulla gestione del rapporto con Washington, la sinistra dovrebbe prima chiarire cosa farebbe e lì il silenzio è imbarazzante. Stesso discorso per l'Europa: vent'anni a delegare la visione alla tecnocrazia di Bruxelles, senza mai costruire un europeismo popolare e comprensibile. Adesso che quella costruzione è in crisi, non ha gli strumenti per difenderne nemmeno la parte valida. Il dibattito su cosa significhi sostenere Kiev senza un piano politico credibile è rimasto appannaggio della destra, con tutti i limiti del caso, e addirittura posizioni apertamente contrastanti verso Mosca. Sinistra non pervenuta, a parte un po' di atlantismo poco convinto. Su Israele, la sinistra ha fatto di peggio. Il vuoto analitico ha prodotto un effetto disastroso: senza una posizione elaborata e difendibile, la sinistra mainstream ha finito per sembrare appiattita sulle istanze degli estremisti pro-Pal. Tutti questi problemi vengono discussi dentro una sola area: la destra. Il dibattito, con le sue contraddizioni e le sue posizioni scomode, si svolge esclusivamente a destra. Magari male, con argomenti approssimativi, e perfino in aperta polemica con... un'altra parte della destra, di caso in caso. Ma il dibattito si svolge. La sinistra non partecipa perché non può permetterselo: non sa cosa dire. La sinistra presidia il linguaggio, e questo è insieme il suo potere residuo e la sua trappola principale. Il catalogo delle idee "giuste" è stato costruito in decenni di egemonia e resiste alla perdita delle istituzioni con una tenacia sorprendente. C'è un problema.

Presidiare il linguaggio senza produrre pensiero è un'operazione che funziona finché l'avversario sbaglia e tu puoi limitarti a segnalarlo e ad alzare il sopracciglio nel modo corretto. Ma quando le categorie ereditate non bastano, e il catalogo è invecchiato troppo, il presidio del linguaggio diventa un bunker. Ti rifugi, al sicuro, mentre il mondo va avanti e tu non lo capisci.

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