Nella vicenda Papa-Trump l'elemento più fragile e più importante è la libertà di espressione. In un perimetro di rispetto reciproco e di toni mai offensivi, tutti hanno il diritto di esprimere il proprio pensiero e nessuno ha più diritto degli altri. E se questo è una critica all'altro ci sarà una replica ma mai una censura, un divieto a esprimere le proprie opinioni. È un principio di civiltà attribuito già a Voltaire: "Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo". Ma qui ci aiuta più Dante con la teoria dei "due soli": il Papa a curare l'animo umano verso la vita eterna e l'imperatore, ma qui si capisce subito chi è, che si occupa invece degli affari terreni. Dopodiché, il Papa resta libero di esprimere le sue opinioni sulle vicende politiche e ci mancherebbe pure, sebbene non sia accertato se pure il principe possa fare altrettanto su quelle spirituali, ma vabbè. Ad esempio, Papa Leone già l'11 gennaio nel dopo Angelus tuonò parole di fuoco contro il suo corrispettivo, la Guida Suprema, che stava massacrando decine di migliaia di civili per aver manifestato. Ecco le sue parole: "In Iran persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell'intera società. In Ucraina nuovi attacchi, particolarmente gravi, indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche, proprio mentre il freddo si fa più duro, colpiscono pesantemente la popolazione civile". Insomma, avevano perso la pazienza e andava recuperata, per il bene di tutti. Non è che un regime sanguinario dovesse fermarsi. E poi c'erano pure gli ucraini al freddo. Ciò detto, Trump può dire cose non condivisibili e difendere il suo diritto a farlo non equivale a condividerle. Per tacere dei toni da bullo di periferia che andranno pure bene coi vaccari che lo votano ma da noi fanno alzare il sopracciglio: il Papa merita rispetto! Pur se noi a Porta Pia non la toccammo esattamente piano. Però qua siamo ancora sul piano delle chiacchiere. La vicenda politica sottostante è altra cosa e merita anch'essa rispetto. È il secolo della contesa USA-Cina.
Al dominio sulle terre rare si risponde controllando il flusso del petrolio, dal Venezuela al bypass Saudita, da Hormuz allo stretto di Malacca in Indonesia. Se non per storia e cultura, almeno per geografia il nostro posto è segnato. Ora, va bene pettinare le bambole, ma è davvero necessario prendere a calci chi se ne sta occupando?