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"Dubbi sull'indipendenza Ue. In gioco qualità e sicurezza"

Il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo: "Esistono alternative all'erbicida ma Bruxelles impone iter lunghi e complessi"

"Dubbi sull'indipendenza Ue. In gioco qualità e sicurezza"
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Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, da quando un sindacato datoriale si occupa di salute? Non spetta all'Oms?

"Siamo in primo luogo produttori e commercializzatori di cibo. È inevitabile dunque che ove vediamo timidezze, riluttanze ad intervenire o addirittura complicità da parte delle autorità che dovrebbero garantire controlli e sicurezza se possibile interveniamo".

Sul glifosato è in corso un vivace scontro politico. Perché?

"Perché non si tratta più di una discussione tecnica su una singola sostanza per quanto pericolosa, ma di una scelta di modello. Da una parte un'agricoltura europea e italiana che per vincere deve basarsi su qualità, sicurezza e distintività. Dall'altra un sistema che continua a difendere una sostanza classificata dalla Iarc come probabilmente cancerogena, e che recenti studi ipotizzano essere uno dei più potenti cancerogeni esistenti, ignorando il principio di precauzione quando fa comodo. Infine il destinatario finale, il cittadino europeo ed italiano che spesso ignora tutto questo e rischia di pagare il prezzo più alto".

Il principio di precauzione è stato applicato correttamente?

"No. È stato applicato in modo selettivo. Sul glifosato si è scelto di andare avanti nonostante prove scientifiche sulla sua pericolosità. Su altre sostanze alternative, invece, si moltiplicano ostacoli e lentezze regolatorie che si potrebbe pensare create anche ad hoc per non disturbare eccessivamente le multinazionali della chimica".

Esistono alternative al glifosato?

"Sì, ed è uno dei paradossi più evidenti. L'acido pelargonico, ad esempio, è tuttora sottoposto a iter lunghi e complessi per il riconoscimento come sostanza a basso rischio, mentre sul glifosato le decisioni sono state rapide e poco prudenziali. È l'esatto contrario di ciò che dovrebbe essere una vera transizione ecologica vera e non ideologica e strumentale. È evidente che se una molecola naturale prodotta in Italia da Eni Versalis a partire da varie piante, unica a poter sostituire la molecola sintetica e pericolosa del glifosato, viene così ostacolata a livello Ue vuol dire che le pressioni geopolitiche prevalgono e che un Paese come la Germania difende i diversi miliardi di fatturato della Bayer ottenuti dal glifosato sopra ogni cosa".

Diserbante

Le istituzioni europee sono indipendenti nelle loro valutazioni?

"Viene il dubbio che così non sia. Il parere di Efsa è basato prevalentemente su studi provenienti dall'industria, in particolare da Monsanto, oggi parte di Bayer. Quando chi produce una sostanza contribuisce in modo decisivo a valutarne la sicurezza, il tema dell'indipendenza è centrale".

I nuovi dati della ricerca italiana cosa stanno facendo emergere?

"Stanno riaprendo domande che si pensavano archiviate. Il fatto che Efsa stia valutando una possibile revisione del dossier dimostra che le certezze iniziali erano meno solide di quanto dichiarato, come Coldiretti ha da sempre denunciato".

Esiste una contraddizione nelle regole europee sugli import?

"Sì, ed è evidente. In Europa si limitano o vietano pratiche come l'essiccazione chimica pre-raccolta, ma si continua a importare grano ad esempio dal Canada prodotto con le stesse tecniche da noi vietate. È una doppia morale normativa".

Coldiretti su questo aspetto sta conducendo una battaglia che va oltre il glifosato.

"Noi pretendiamo che si cambi la norma comunitaria che prevede la possibilità di accettare negli alimenti importati in Europa residui di sostanze pericolose che in Europa sono invece vietate. È una rivendicazione fondamentale che si basa sul principio di reciprocità e che noi vogliamo venga applicata non solo al glifosato ma a qualsiasi sostanza proveniente da qualsiasi parte del mondo".

Questo può essere anche considerato dumping?

"Sì, dumping normativo. Agli agricoltori europei si impongono regole sempre più severe, mentre i prodotti importati entrano con standard diversi. Non è mercato libero: è un sistema squilibrato che penalizza chi rispetta le regole"

Il glifosato è ormai nella catena alimentare?

"Le evidenze indicano una diffusione ampia. Tracce sono state rilevate negli alimenti e anche, secondo studi recenti, nel latte materno delle donne italiane".

Qual è il ruolo delle multinazionali in questa vicenda?

"Centrale. Bayer, dopo l'acquisizione di Monsanto, è al centro di migliaia di contenziosi legati al glifosato".

Si parla di associazioni agricole che difendono il glifosato. Sono davvero indipendenti?

"Sembrerebbe proprio di no. Inchieste recenti raccontano il caso della Modern Ag Alliance, presentata come coalizione di oltre 100 organizzazioni agricole.

Ma i documenti finanziari in questa inchiesta mostrano altro: presenza diretta di dirigenti Bayer nei board e flussi di milioni di dollari verso società di PR che lavorano anche per Bayer. Più che una coalizione indipendente, una struttura di comunicazione ben costruita. A ciò si aggiunga anche qualche utile idiota dell'associazionismo agricolo italiano".

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