Si scrive "dialogo", si legge diktat. All'indomani della sconfitta sulla giustizia, nel corso della relazione annuale sul 2025 anche la Consulta reclama il suo potere sul Parlamento su eutanasia, corruzione e Costituzione. E lo fa partendo dall'abolizione dell'abuso d'ufficio, il famoso "reato spia" che tanti danni ha fatto ai sindaci e agli amministratori e che invece, a suo dire, va reintrodotto. Lo dice quasi espressamente il presidente della Corte costituzionale, dopo che il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva anticorruzione, con l'italiano Roberto Vannacci tra i pochissimi a votare "No". "Se modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l'articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea", dice il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso (nella foto).
L'opposizione festeggia chiedendo la testa del Guardasigilli Carlo Nordio perché "sfiduciato dall'Europa", il presidente dell'Anac Giuseppe Busia canta vittoria ("Bisogna colmare i vuoti di tutela aperti con la sua abrogazione") mentre per la maggioranza parla il copresidente di Ecr Nicola Procaccini: "Falso, la direttiva ribadisce che gli Stati membri hanno piena libertà, dal testo emerge chiaramente che l'Italia dispone già di strumenti nel proprio ordinamento".
Ma la Consulta detta al Parlamento anche altre condizioni: "Dopo il referendum occorre riannodare i fili", serve "spirito di confronto e dialogo, non contrapposizione", ma - parlando davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alle più alte cariche istituzionali - Amoroso avverte che la Costituzione non si tocca più nei "princìpi fondamentali o supremi" che a suo dire "non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale" neppure da "leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali".
Insomma, chi vuole mettere mano alla giustizia è avvertito. D'altronde, la magistratura l'aveva fatto capire chiaramente che la vittoria del "No" sarebbe stata una sorta di investitura popolare a non toccare il loro potere di casta.
E la Consulta, che già in passato ha scavalcato un Parlamento a volte imbelle e avvitato su se stesso, che certi orientamenti sono sostanzialmente già stati sdoganati dalle sentenze della Corte costituzionale, anche se non ratificate formalmente dalle Camere. Non a casp Amoroso ha fatto riferimento anche alle cosiddette "pronunce monito" con cui a suo dire "si realizza" il dialogo tra Corte e legislatore, vale a dire quando si rintracciano illegittimità costituzionali in alcune norme o nell'assenza di una giurisprudenza. È il caso del fine vita: secondo il presidente della Corte costituzionale "è ancora inascoltato il monito per introdurre una normativa nazionale di regolamentazione del suicidio medicalmente assistito"
Ma l'avvertimento al Parlamento è netto anche sulla nomina dei nuovi giudici costituzionali, da trovare in fretta e non come è successo l'anno scorso quando si è dovuto
procedere alla scelta di quattro alti magistrati su 15 pur di scongiurare "un effettivo rischio di paralisi dell'attività" che c'è stato ma "non si è concretizzato perché tutti i giudici in carica sono stati sempre presenti".