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E Donald vola in Cina da Xi. Guerra, commercio e Taiwan sul tavolo dei leader rivali

Giovedì il bilaterale con tutti i dossier scottanti. Presenti Musk e i big di grandi aziende Usa

E Donald vola in Cina da Xi. Guerra, commercio e Taiwan sul tavolo dei leader rivali
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È la prima visita di Stato di un presidente americano in Cina dal 2017, il sesto incontro fra gli attuali presidenti delle due maggiori potenze mondiali, così diversi per stile e visione. Donald Trump, al suo secondo mandato, è l'estroverso, impulsivo e teatrale. Xi Jinping, al terzo incarico dopo aver rimosso i limiti ed essersi trasformato nel leader cinese più potente dai tempi di Mao Zedong, è riservato, controllato e più prevedibile. Si vedranno giovedì a Pechino, in un bilaterale a cui il mondo guarda per capire se la tregua fra Stati Uniti e Iran si trasformerà in pace duratura o ritorno alle armi, se si faranno passi avanti sulla sicurezza nucleare e sui dossier più scottanti per Usa e Cina: trade, technology e Taiwan. Tradotto: sul tavolo non mancheranno le altre questioni fondamentali fra le due potenze rivali, cioè la guerra commerciale e dei dazi; accordi su agricoltura, Boeing, energia; poi i chip, microchip, le terre rare e l'intelligenza artificiale; infine la sovranità dell'isola, essenziale per il controllo delle rotte marittime nel Pacifico e fondamentale per l'economia globale con la produzione di oltre il 90% dei semiconduttori avanzati. Obiettivo: sbloccare una serie di accordi commerciali e contratti di acquisto con Pechino. Non a caso Trump ha invitato una dozzina di alti dirigenti delle grandi aziende Usa. Elon Musk (Tesla) ha confermato la sua presenza. Nella lista compaiono Tim Cook (Apple), Kelly Ortberg (Boeing), David Solomon (Goldman Sachs), Jane Fraser (Citigroup), Dina Powell McCormick (Meta Platforms). Grande assente: Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, leader mondiale nell'infrastruttura AI.

Se per la Casa Bianca l'accordo di pace con Teheran e lo stretto di Hormuz sono la priorità, per Xi la parola magica ed eterna è "stabilità", anzi "maggiore stabilità", per la quale Pechino si dice pronta a collaborare. "La Cina continuerà a svolgere un ruolo positivo nel promuovere un cessate il fuoco, incoraggiare la fine delle ostilità e facilitare il dialogo e i negoziati", ha spiegato il ministero degli Esteri di Pechino. Eppure, dietro alle parole di circostanza, i due Paesi si tengono pronti a una prolungata guerra economica, consapevoli che - nonostante le dichiarazioni - l'appoggio e le armi cinesi pendano per l'Iran.

L'ambasciatore iraniano in Cina ha annunciato disponibilità a sostenere il piano in quattro punti di Xi per risolvere la crisi e stabilizzare il Medioriente. Presentato dal presidente cinese durante un incontro con il leader degli Emirati arabi uniti, il principe ereditario Mohamed bin Zayed, il progetto è una lista brevissima di obiettivi vaghi e ambiziosi. Primo: la convivenza pacifica fra tutte le nazioni del Golfo e Medioriente. Due: rispetto della sovranità nazionale dell'Iran e di altri Paesi. Tre: rispetto del diritto internazionale. Quattro: coordinamento tra sviluppo e sicurezza. I progressi nei negoziati Usa-Iran sono legati all'esito della visita.

Chi teme le conclusioni dell'incontro sono le middle powers, le medie potenze, preoccupate che il summit possa portare più rischi che benefici, dopo che Trump ha minacciato il ritiro delle truppe da Giappone e Corea del Sud e Pechino vuole fermare il patto Aukus fra Stati Uniti, Australia e Regno Unito, pensato proprio per contrastare l'influenza cinese. Le nazioni asiatiche temono che Trump possa barattare gli impegni sulla sicurezza con migliori condizioni economiche con la Cina. Il Nyt evidenzia come alcune nazioni si siano affrettate nelle ultime settimane a chiudere accordi.

La Polonia ospiterà linee di produzione per carri armati sudcoreani. L'Australia sta acquistando navi da guerra dal Giappone. Il Canada invierà uranio all'India, mentre l'India offre missili da crociera al Vietnam e il Brasile costruisce aerei da trasporto militare per gli Emirati.

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