Gli effetti del "metodo Di Battista": con la sua legge ora sarebbe in carcere

Da deputato presentò un testo (mai approvato) per inasprire i reati societari. Prima di partire per il Guatemala, Di Battista ha lasciato un segno

Gli effetti del "metodo Di Battista": con la sua legge ora sarebbe in carcere

L'onorevole Alessandro Di Battista avrebbe messo in carcere il socio Alessandro Di Battista. A leggere i disegni di legge che da deputato del M5s presentava in Parlamento e che cercava con tenacia di far approvare, il leader del M5s si sarebbe arrestato da solo. Prima di partire per il Guatemala, Di Battista ha lasciato un segno, una traccia che racconta tutto il suo impianto politico e che è possibile sintetizzare in una parola: galera. Dopo neppure un anno dalla sua proclamazione avvenuta il 19 marzo del 2013, il deputato M5s firmava, insieme ad altri 52 colleghi di Movimento tra cui Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alfonso Bonafede e Danilo Toninelli, il disegno di legge n°1205. L'oggetto del progetto era «Modifiche al codice civile e altre disposizioni in materia di reati societari e tributari, nonché modifiche alle disposizioni penali in materia fallimentare».

Con la retorica del grande passaggio d'epoca, il testo si rivolgeva ai colleghi e ne motivava l'importanza con queste parole: «Onorevoli colleghi! Un nodo fondamentale della nostra legislazione è rappresentato dalla prevenzione e dalla repressione dei reati societari, dell'evasione fiscale e della bancarotta fraudolenta. (...) è necessario in primo luogo, rendere più severo il sistema sanzionatorio vigente in materia di reati societari, di illeciti finanziari».

Tra questi ultimi rientra anche la mancata presentazione dei bilanci ed è il caso che riguarda proprio la Di Bi Tec della famiglia Di Battista. Decidendo di interrompere le comunicazioni dei propri bilanci societari al 2016, la società ha violato gli obblighi di chiarezza e trasparenza. Ebbene, in tutto il testo che l'allora deputato Di Battista ha presentato si prevedono sanzioni inesorabili per la fattispecie in cui è incappato l'amministratore Di Battista.

Scorrendo il disegno di legge (a parte le multe da 50mila a 300mila euro) per ben «49» volte su 24 pagine compare la parola «reclusione», per «37» la parola «pena», per 23 la parola «reato», per 11 la parola «punito». All'articolo 9 di questo testo si legifera sull'«omessa esecuzione di denunce, comunicazioni e depositi» e si induriscono le pene fino ad arrivare alla reclusione: «Chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una società o in un consorzio, omette di eseguire nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o deposito presso il registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli atti, () è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e sei mesi e con la multa da euro 1000 a euro 50.000».

Ritenendo queste sanzioni non abbastanza restrittive, Di Battista - per ribadire il regime di fermezza - le aumenta fino al fuori misura. In quali episodi? Quando a non essere presentati sono i bilanci. È quanto ha fatto la Di Bi Tec. Per chi ha omesso un deposito dei bilanci, il disegno di legge dice che «la multa è aumentata di un terzo».

Con queste norme avvertono i revisori dei conti basterebbe dimenticare, anche in buonafede, il codice fiscale o il numero civico per essere sanzionati come i peggiori criminali. Con questa legge, qualsiasi impresa che deve lottare come ha scritto Di Battista contro il calo delle commesse, contro il carico fiscale, sarebbe costretta a vivere nel terrore; qualsiasi azienda rischierebbe di doversi difendere dallo Stato e non per un reato ma solo per la più innocente dimenticanza. Come si vede, lo zelo di Di Battista al governo non è stato facilitare la vita alle imprese ma ostacolarle, non è stato snellire ma imbrogliare. L'impensabile è accaduto: tocca difendere l'imprenditore Di Battista dal politico Di Battista.

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