Il diktat del ministro Giovannini: "Mai porti chiusi ai migranti"

L'emergenza immigrazione sul tavolo di Draghi. Giovannini: "Ci sono chiare norme vigenti". Pressing di Salvini per cambiare rotta dopo l'ultima ondata di sbarchi

Il diktat del ministro Giovannini: "Mai porti chiusi ai migranti"

Sono ore difficili per il governo Draghi alle prese con l'emergenza immigrazione. L'impennata di sbarchi degli ultimi giorni ha lasciato il segno sotto il profilo politico. Ma l'impressione è che ancora la parte più delicata deve arrivare.

L'esecutivo non ha molte vie di fuga. Da un lato deve chiedere all'Europa di battere un colpo, ma da Bruxelles non sono arrivati segnali incoraggianti. L'Italia non ha chiesto tanto, semplicemente di riattivare il già zoppicante accordo di Malta, ma al momento le istituzioni comunitarie latitano. Dall'altro lato il nostro Paese potrebbe attivare intese maggiori soprattutto con Libia e Tunisia, ma le condizioni di instabilità sul fronte opposto del Mediterraneo hanno frenato ogni entusiasmo.

Il pressing di Salvini

In questo contesto, la Lega di Matteo Salvini ha iniziato a mostrare segni di profonda insofferenza. Per il carroccio quanto accaduto negli ultimi giorni non può rappresentare la normalità. Lo si è intuito in primis nella lettera che lo stesso Salvini ha inviato a Draghi il primo maggio. In quella circostanza il segretario leghista ha anche rivendicato quanto fatto durante il suo operato al Viminale tra il 2018 e il 2019: “Non si può fare nulla? Falso – ha scritto Salvini su Facebook annunciando la lettera inviata a Draghi – Io in un anno ho ridotto delll'80% gli sbarchi e sto subendo due processi per aver difeso i confini. E con meno partenze, ci sono anche meno morti. Volere è potere”.

Un modo per dire che è possibile intervenire nonostante una convergenza internazionale non favorevole all'Italia. Una settimana dopo, nel momento in cui l'emergenza immigrazione a Lampedusa si è fatta più concreta a seguito di decine di sbarchi di migranti in poche ore, Salvini è tornato sull'argomento: “È necessario un incontro col presidente Draghi – ha dichiarato domenica – con milioni di italiani in difficoltà non possiamo pensare a migliaia di clandestini”.

Il pressing non è stato effettuato soltanto sul presidente del consiglio, bensì anche sul ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Diversi gli scambi di messaggi tra i due. La stessa cabina di regia, annunciata da Draghi ad inizio di questa settimana, sarebbe nata dopo i numerosi mal di pancia espressi dalla Lega.

Ma il problema rimane e la cabina non sembra essere l'unica risposta attesa tanto dal carroccio quanto dall'elettorato leghista. Salvini vorrebbe attuata una strategia molto simile a quella messa in campo durante il governo gialloverde. Ossia chiudere i porti alle Ong o, quanto meno, attendere prima di dare il via libera agli sbarchi. Così come dichiarato dallo stesso Salvini nelle audizioni dei procedimenti Gregoretti e Open Arms, nelle estati del 2018 e del 2019 ritardare lo sbarco aveva la finalità di trattare con l'Ue sulla redistribuzione e costringere le istituzioni comunitarie a intervenire.

Le difficoltà nel trovare una sintesi nel governo Draghi

La linea salviniana si scontra però con quella degli altri attori di governo. Il Pd di Enrico Letta, al contrario, fa da sponda alle posizioni politiche delle Ong. Il M5S dal canto suo ha parlato di “strumentalizzazioni” della questione migratoria da parte di Salvini e Meloni.

Due anni fa a firmare i provvedimenti che vietavano l'ingresso o lo sbarco in porto dei migranti a bordo delle navi Ong non era solo Salvini, bensì anche un altro ministro competente, ossia quello delle Infrastrutture. All'epoca era il grillino Danilo Toninelli, oggi è il tecnico Enrico Giovannini. E quest'ultimo non sembra intenzionato a chiudere i porti.

Intervistato da Massimo Giannini, il titolare del dicastero è stato abbastanza chiaro: “Ci sono chiare norme vigenti, ancora più importanti da rispettare in epoca di Covid – si legge nell'intervista – bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario”. Tradotto: non ci sarà spazio per dinieghi agli sbarchi. Anche se è poi lo stesso ministro ad aprire a dei compromessi: “Ma ci sarà una sintesi politica complessiva – ha proseguito – che spetta al presidente Draghi e al governo nella sua collegialità”.

L'esecutivo intanto andrà avanti con la cabina di regia: “La cabina di regia ha svolto la prima riunione, stiamo ragionando su varie opzioni – ha precisato infatti Enrico Giovannini – ben sapendo che questo è un problema strutturale, che ora diventa più visibile per le condizioni meteo favorevoli”. Coordinamento con l'Ue e azione diplomatica sarebbero, secondo il ministro, le ricette per risolvere quanto prima l'emergenza.

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