Leggi il settimanale

Escort e calciatori, i gestori delle serate. "Erano solo feste vip. Mai prostituzione"

La difesa di Ronchi e Buttini. Ma le carte raccontano altro: "Smezziamo i compensi"

Escort e calciatori, i gestori delle serate. "Erano solo feste vip. Mai prostituzione"
00:00 00:00

"Hanno creato un mondo che si riferisce all'effimero con una clientela che spende sei o settemila euro per delle bottiglie di vino, cose che per loro sono normalissime, come per noi è normale andare a fare la spesa al supermercato". Così l'avvocato Marco Martini spiega chi sono davvero Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, la coppia milanese agli arresti domiciliari da una settimana per avere organizzato - secondo la Procura - un vorticoso giro di prostituzione stellata a favore di vip, imprenditori e soprattutto calciatori di serie A. Di come andavano a finire le serate, con le ragazze-immagine che finivano dietro pagamento nei letti dei clienti, Buttini e la Ronchi dicono di non sapere niente: anche se nelle intercettazioni erano loro a smezzare i compensi con le ragazze, trattenendo una quota del 50%.

Buttini è il creatore di Ma.De, la rete di eventi che ruotava intorno ad alcuni tra i locali più rinomati delle notti milanesi. Il suo regno era il Pineta di via Messina, poi d'estate lui e i suoi clienti si trasferivano nella filiale di Mykonos. Il giro si è allargato anno per anno, grazie a passaparola e complicità, rastrellando una serie impressionante di giocatori di calcio: una sessantina, tra Inter, Milan, Juve, Lazio, Atalanta e altre squadre. Dai tavoli dei privè al sesso a pagamento. Location preferita il "castello" della coppia a Cinisello Balsamo, dove in una intervista al Giornale una delle ragazze ha descritto così il comportamento dei calciatori con chi rifiutava le offerte a luce rossa: "Ma cosa vuoi fare la figa, sei una mignotta come tutte le altre".

Per una settimana dopo gli arresti la coppia Buttini-Ronchi ha avuto modo di studiare le carte, e preparare le mosse difensive. Alle loro decisioni guardavano con un po' di trepidazione le decine di calciatori tirati in ballo nelle carte dell'inchiesta, con i loro nomi inseriti nell'elenco di parole chiave per analizzare i telefoni e i computer dei due arrestati. I calciatori non rischiano di essere indagati, ma il timore che Buttini per limitare i danni "cantasse" era ugualmente forte. Per adesso Buttini e la Ronchi non hanno "cantato". Anzi, dicono di non avere nulla da dire. Per un paio d'ore a testa, davanti al giudice Chiara Valori, secondo il loro legale "hanno dato delle spiegazioni tecniche" e "sono stati molto precisi". Hanno escluso di avere fatto da piazzisti di prostitute, "questi due ragazzi sono stati dipinti come sfruttatori di povere donne", invece "sono due che hanno iniziato dal nulla, lei è laureata in economia, lui è un geometra". Hanno creato un piccolo impero dedicato alla vasta fauna milanese desiderosa solo di spendere e divertirsi. Ma sesso a pagamento, mai. Le intercettazioni come è noto raccontano un'altra realtà, i privè del Pineta vengono descritti come l'anticamera del sesso ("Quella dovrebbe essere la tavolage per iniziare il gran chiavage"), una collaboratrice dei due racconta "questo fine settimana ho scopato tre volte con tre diversi". Ma se qualcosa accadeva loro ne erano ignari: "Non erano diretti gestori del personale, perché il personale dipendente veniva pagato da altre società".

Subito dopo i presunti capi, il giudice interroga i due collaboratori arrestati insieme a loro: che scelgono di non rispondere alle domande. Intanto l'inchiesta va avanti, i telefoni sequestrati cominciano a dare le loro risposte. E quando inizieranno a venire interrogati come testimoni, qualche risposta la dovranno dare anche i calciatori.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica