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Eutanasia, dopo Massimiliano altre due richieste

Marco Cappato: "Pronti ad aiutare chi ce lo chiede". I Pro Vita: "Uccidere non è diritto civile"

Eutanasia, dopo Massimiliano altre due richieste

Massimiliano ce l'ha fatta ad avere il suicidio assistito che desiderava. Non a casa sua, ma ce l'ha fatta. Ora non c'è nemmeno il tempo per piangerlo, per ricordare la sua forza o la sua ultima partita a burraco nella clinica svizzera. Ci sono altri Massimiliano da aiutare: persone paralizzate e che convivono con dolori senza fine, indomabili con i farmaci.

«Noi non ci fermiamo: siano le aule parlamentari o dei tribunali a decidere, sia lo Stato ad assumersi la responsabilità di una decisione» è determinato Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, dopo aver presentato la propria autodenuncia ai carabinieri di Firenze per aver accompagnato l'ennesimo amico a morire in Svizzera. «Noi andiamo avanti - ha aggiunto - Ci sono due persone con cui abbiamo già preso l'impegno di aiutarle».

L'aiuto annunciato anche per i nuovi casi, ha sottolineato Cappato, «non va equivocato come una nostra foga, una nostra volontà di alzare la posta. Questa è la realtà nella società italiana, e il punto è proprio questo. Noi esigiamo, chiediamo, a rischio della nostra libertà, che lo Stato italiano la smetta di girare la testa dall'altra parte, e la smetta subito. I casi ovviamente ci sono, andranno avanti. Ma per una persona che è nelle condizioni economiche e di salute di raggiungere l'esilio e la morte volontaria in Svizzera, ce ne sono mille che sono inchiodate al loro letto in casa o in ospedale, subendo una tortura che non avrebbero mai voluto subire». In questo ultimo caso, «la ragione per la quale Massimiliano mi ha contattato quest'estate era quell'aiuto che non poteva realizzare, ossia l'aiuto indispensabile ad andare in Svizzera» ha detto ancora Cappato, spiegando che anche il padre era presente ma «la presenza del padre di Massimiliano non si configura come reato».

Ieri Cappato e le due collaboratrici che hanno accompagnato Massimiliano in Svizzera si sono autodenunciati ai carabinieri. Rischiano dai 5 ai 12 anni di reclusione. A spiegarlo è l'avvocato, Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni. Il reato configurabile è l'aiuto al suicidio.

Dopo il caso di dj Fabo, Cappato è stato assolto ma la sua battaglia sembra dover ricominciare daccapo a ogni caso di accompagnamento in Svizzera. Moltissime le polemiche: «Uccidere non è un diritto civile e accompagnare una persona malata a morire, seppur all'estero, non è un atto di civiltà, ma un reato» denuncia il movimento Pro vita e famiglia.

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