La faccia tosta delle sardine: ora vogliono le scuse da Salvini

Gli hanno dato dello "stupido ignorante" e hanno detto che i leghisti "fanno pena". E ora piangono per chi ricambia con altre offese

La faccia tosta delle sardine: ora vogliono le scuse da Salvini

Quando aveva calcato il palco di piazza San Giovanni due settimane fa, Nibras Asfa, la sardina palestinese di 25 anni che si è vantata di essere musulmana e ha ostentato con fierezza lo hijab che indossa, non ha misurato le parole per parlare di Matteo Salvini. Ha usato toni durissimi e si è pure prodigata in insulti pesanti. Come si può vedere in un video video pubblicato dal Giornale.it (guarda qui), lo ha definito "stupido e ignorante". Poi, parlando degli italiani che votano la Lega, ha detto di "provar pena" per loro. Un attacco pesantissimo che è stato salutato dagli scroscianti applausi delle sardine che erano accorse a Roma per celebrare l'anti Salvini day, ma che sui social ha scatenato una selva di proteste e di durissime reazioni. Tanto che adesso Lorenzo Donnoli, uno dei volti del movimento nato a Bologna, prova a rigirare la frittata incolpando il leader del Carroccio per chi si è schierato, anche con violente espressioni verbali, contro Nibras.

In un cortocircuito senza precedenti, Donnoli ha scritto oggi una lettera all'insultato (Salvini) per chiedergli di difendere quella che lo ha insultato (la Nibras). "Creare un clima sociale in cui una donna non si sente libera, non è cristiano", si legge nella missiva destinata all'ex ministro dell'Interno e il cui contenuto è stato interamente pubblicato dall'agenzia Adnkronos. "Nibras è italiana, e da due settimane riceve minacce indicibili con numeri da record, così, per divertirsi, che lei ha stimolato e fomentato". Peccato che la prima ad aver alzato i toni era stata proprio la sardina, prima facendo il verso alla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ("Sono una donna, sono musulmana, sono figlia di palestinesi"), poi insultando il leghista. "È un ignorante perché non conosce la Costituzione", ha gridato dopo aver letto uno degli articoli della Carta dal palco della manifestazione. "I suoi elettori mi fanno pena - ha quindi incalzato - lui è stupido e cerca di convincere queste persone facendo leva sulle loro paure e preoccupazioni, che sono anche le nostre". Infine, rivolgendosi direttamente ai leghisti, ha lanciato le ultime offese: "Mi fate pena, spero che un giorno vi svegliate".

Ovviamente tutte queste ingiurie non potevano passare sotto traccia. E, mentre Salvini si è limitato a risponderle ribadendo quello in cui crede ("Io sono Matteo, sono cristiano, sono figlio di mia mamma che si chiama Silvana e di mio papà che si chiama Ettore, spero di non dare fastidio a nessuno perché nel mio Paese il cristianesimo è una tradizione"), molte persone che si sono sentite chiamate in causa dal suo attacco, le hanno risposto per le rime, molti anche duramente. Ora le sardine chiedono allo stesso leader leghista di usare comprensione e di porgere l'altra guancia. "I cristiani amano ed aiutano il prossimo", ha scritto Donnoli in un lungo post su Facebook in cui ha accusato l'ex ministro dell'Interno di aver "asfaltato i diritti degli operai, sempre meno tutelati per colpa delle sue leggi, (...) il sorriso di milioni di donne e di uomini che hanno il difetto di non condividere con lei sesso, orientamento religioso, sessuale o politico e che affrontano, ogni giorno, violenze verbali e fisiche in costante aumento" e "la possibilità di avere un confronto libero, privo di insulti e parole che richiamino all'aggressività".

Il post di Donnoli non fa altro che capovolgere la realtà. "Può dirsi cristiano colui che sceglie, con una platea di milioni di seguaci, di esporre alla gogna mediatica chi la pensa diversamente?", si è chiesto la sardina rinfacciandogli di aver pubblicato sulla sua pagina Facebook, oltre alla sua faccia e a quella di Nibras, di aver condiviso quelle di "Mattia, a Jasmine e troppe donne". Jasmine, per la cronaca, è Jasmine Cristallo, l'attivista che non più di una settimana fa ha accusato il leader del Carroccio di fiancheggiare chi inneggia allo stupro: "Caro Salvini, le chiedo se ha intenzione di raccontare a sua figlia che sulla sua pagina Facebook permette a legioni di frustrati di sfogare pulsioni sessuali represse". E ancora: "Lo saprà sua figlia che consente ai suoi sostenitori di inneggiare allo stupro di gruppo per punire una donna che semplicemente non la pensa come lei?". Per le sardine questo attacco, che tra l'altra chiama pure in causa la figlia del leghista, è lecito. "Si dovrebbe rileggere la risposta di Jasmine - ha addirittura scritto Donnoli oggi - significa dare un grosso contributo a mettere in pericolo la tranquillità e la libertà delle persone che non la pensano come lei".

In conclusione Donnoli ha invitato Salvini ad andarsi a leggere i commenti che i suoi follower lasciato sotto i post pubblicati. "Sono già una rappresentazione sufficiente, seppur parziale, degli insulti che una cittadina italiana ed il ragazzo al suo fianco (autistico) stanno subendo. Questa è l'Italia, appurato che cristianità e sicurezza sono parole che non fanno parte realmente del suo vocabolario, cosa rimane? Temo solo qualche parola violenta uscita come un rigurgito, particolarmente disgustoso, dopo 49 milioni di bicchieri di vodka", ha quindi concluso dimenticando che a scatenare tutto questo odio sono stati proprio loro, sia urlando insulti dal palco di piazza San Giovanni sia esponendo in corteo i manifesti con il leader leghista impiccato.

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