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Fatwa anti-Giornale in piazza. "Io, aggredita dai fanatici"

"Hanno provato a cacciarmi dalla manifestazione di Milano convocata dai pro Pal". La nostra colpa? Indaghiamo sulle infiltrazioni islamiste. E continueremo a farlo

Fatwa anti-Giornale in piazza. "Io, aggredita dai fanatici"
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"Fuori questa faccia di merda dal corteo", "vergognati", "fuori i sionisti", sono le frasi che mi sono state rivolte al mio arrivo in Via Giacosa, angolo Via Bolzano, a Milano, dove si teneva la manifestazione in sostegno di Mohammad Hannoun, il giordano filo Hamas, in carcere con i suoi sodali con l'accusa di aver finanziato il terrorismo islamico.

Ero lì da meno di cinque minuti, stavo vedendo quali bandiere ci fossero, le sigle che avevano aderito. Ma gli sguardi di chi teneva il microfono erano insistenti: Ahmed Mohamed, così si chiama colui che intonava cori come "la resistenza non è reato" a capo del corteo, ha segnalato la mia presenza a chi poi ha cominciato a dire che lì non ci dovevo stare. Continuavano a dire "sta qua, ma se ne deve andare". Ho chiesto perché, soprattutto perché non avevo in alcun modo provocato, infastidito. Volevo osservare quella strana compenetrazione tra Potere al Popolo, Ubs (Sindacato di base), bandiere venezuelane, causa ProPal, e soprattutto la richiesta di liberazione per chi potrebbe, secondo l'accusa, aver dirottato milioni e milioni di euro ad Hamas.

Con il direttore Tommaso Cerno seguiamo questo caso da oltre sei mesi e i momenti difficili sono stati tanti, soprattutto quando il silenzio, all'inizio, regnava sovrano. Ma mai avremmo pensato di subire un'intimidazione vis à vis, in una piazza italiana, mentre svolgevamo il nostro lavoro. Un lavoro che implica osservare da vicino la realtà, sentire il vociare, annusare gli umori. Ed è intollerabile che si pensi di mettere a tacere chi prova a raccontare la propria versione dei fatti, talvolta accusando di islamofobia, di essere al soldo di uno "stato canaglia", fino allo scontro fisico.

Ma non ci faremo intimidire certo da chi usa mezzi biechi e totalmente antidemocratici: il tema del fondamentalismo islamico, della fratellanza musulmana, della propaganda pagata dal Qatar sono dei nodi imprescindibili da sciogliere. C'è la polizia, l'intelligence, la guardia di Finanza. Poi c'è il giornalismo di inchiesta che ha il dovere, senza parteggiare, di informare. E oggi non si può non farlo spiegando il disegno dell'islam politico, il vero motivo per cui certe piazze esistono, la ricerca spasmodica di consenso e quel legame sempre più evidente tra l'opposizione e l'islamismo.

Il disegno della Fratellanza Musulmana è già a buonissimo punto: usano le scuole, le lezioni di Corano ai bambini delle elementari fingendo che sia dialogo interreligioso. Così come strumentalizzano il significato della parola pace, salendo sui carri in incitano alla violenza cieca. Quelle stesse piazze in cui vendono, in nero, magliette con scritto "From the river to the sea" (Palestina libera dal fiume fino al mare, il coro che implica la distruzione dello Stato di Israele). Quelle in cui si invoca la legge del taglione secondo cui chi uccide va ucciso, o si nomina la pena di morte.

Beneficenza, utilizzo dei social come nuova leva per agganciare più giovani possibili, ma anche cause umanitarie da perseguire: l'agenda non la scrivono qui, è un copione che qui viene solo eseguito e che mira a sovvertire la democrazia con la Sharia.

Opporsi a tutto ciò diventa necessario. E, quindi, il timore dell'attimo c'è stato, sentirsi accerchiata fa male, ma è il momento esatto in cui capisci che da quell'accerchiamento devi uscire vincitore. E puoi vincere solo se non ragioni da singolo, ma da elemento di una patria democratica, che vanno raccontati, sperando di far aprire gli occhi a chi è accecato dalla propaganda. Farsi intimidire non è nelle nostre corde, non fa parte dello spirito liberale che portiamo avanti, non è certo nel dna del direttore.

Continueremo con le inchieste sul mondo sommerso dell'islam, e chiunque pensa di spaventarmi solo perché canta cori che inneggiano ad Hamas

guardandomi dritta negli occhi, beh, ha sbagliato target. Hamas è un covo di tagliagola, e non saremo mai al fianco del terrorismo palestinese che ha mietuto troppe vittime in Italia per non rendere loro, quantomeno, onore.

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