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Il festival delle gaffe. Gli strafalcioni del Pd sul capo dello Stato

Il dem Ricciardi sbaglia tutto sui poteri del Quirinale. Gabanelli da matita blu

Il festival delle gaffe. Gli strafalcioni del Pd sul capo dello Stato
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Ci sono quelli che ammettono di non averci capito niente, e per questo votano No. Ci sono quelli che credono di avere capito, e per questo votano No anche loro: peccato che non abbiano capito. Quelli che vanno nelle scuole a spiegare cose che non hanno capito. Ci sono quelli che si mostrano equidistanti, e si candidano a fornire agli incerti una spiegazione obiettiva: ma anche loro forse non hanno capito proprio tutto. E così nel dibattito sempre più rovente sul referendum fa irruzione un campionario di prese di posizione contro la riforma della giustizia in cui anche per il più meticoloso dei lettori diventa difficile cavare una indicazione sensata per mettere la croce sulla casella giusta.

La più esplicita nell'ammettere di non raccapezzarsi è stata Fiorella Mannoia, volto di prima fila nel parterre di gente dello spettacolo arruolata nel fronte del No. Dopo avere spiegato al mondo che (chissà perché) "votare No è femminista", la Mannoia ammette però di non essere all'altezza di dare un voto consapevole: "È sbagliato proprio il concetto che noi si debba decidere, noi cittadini, su cambiare sette articoli della Costituzione. Ma io che cosa ne posso sapere?". Conclusione: "Io voto No perché non ci capisco, non lo voglio sapere. Io voto No perché ho paura di sbagliare". Alla sincerità della cantante fa contraltare, sempre nel fronte anti-riforma, il partito di quelli che votano No perché hanno capito male. Partito anch'esso affollato dove brilla la stella di Toni Ricciardi, deputato del Partito democratico, che denuncia "togliere al Presidente della Repubblica la presidenza del Csm significa dare alla politica il controllo della magistratura": mettendo in imbarazzo anche i suoi compagni di partito, che sanno bene che entrambi i Csm previsti dalla riforma saranno presieduti dal Capo dello Stato.

Tra quelli che votano No per un malinteso va annoverata la Cgil, che in un suo volantino scrive che "un pm meno indipendente potrebbe scegliere cosa indagare sulla base non solo della legge, ma anche delle priorità politiche del governo". Strafalcione da matita blu, ma intanto un preside di una scuola di Firenze per informare bidelli e professori sul referendum invita proprio la Cgil, senza contraddittorio e con buona pace della par condicio.

Ci sono errori autorevoli: ieri Ermes Antonucci, giornalista del Foglio, va all'attacco di Milena Gabanelli che nella sua rubrica sul Corriere analizza in modo asettico pregi e difetti della riforma. Secondo Antonucci la rubrica "finisce per snocciolare una serie di bufale e notizie fuorvianti da far impallidire". Tra le più vistose ci sarebbe la statistica sull'esito dei procedimenti disciplinari a carico di magistrati che per la Gabanelli - a riprova del buon funzionamento del Csm - si concluderebbero con condanne nel 46% dei casi. "In undici anni - scrive invece Antonucci - i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono stati 1.443 e le condanne 382, quindi il 26% (anziché 46% come riferito da Gabanelli".

Gran disordine sotto il cielo del No, verrebbe da dire.

Ma anche altrove: nel suo programma Il Cavallo e la Torre Marco Damilano ricorda il 48esimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e aggiunge: "il 23 gennaio 1974 in Parlamento Moro disse che bisognava tutelare i diritti nazionali del popolo palestinese". Quattro anni dopo le Br, armate e aiutate dai palestinesi, lo avrebbero rapito per questo?

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