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Quel filo rosso che porta al caso Striano

La sinistra accusa il centrodestra ma i veri spioni li aveva in casa

Quel filo rosso che porta al caso Striano
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La sinistra che cavalca la fake news di Report sui magistrati spiati al fine di spingere il carrozzone del "No" per raggranellare consensi al referendum sulla giustizia. E che ha perfino la faccia tosta di definire l'esecutivo di Giorgia Meloni "governo di spioni", mentre gli spioni (quelli sì individuati dall'inchiesta sul Verminaio all'Antimafia), ce li ha in casa. Proprio dalle carte del dossieraggio di Pasquale Striano & Co spuntano dettagli destinati a diventare un boomerang per lo "scoop" lanciato da Sigfrido Ranucci, che mettendo sotto la lente l'inoffensivo programma Microsoft Ecm, installato sui pc dei magistrati durante l'esecutivo di Giuseppe Conte del 2019 mentre il Guardasigilli era Alfonso Bonafede, rivela - senza neanche accorgersene - quel filo rosso che lega la fabbrica dei dossier al triangolo delle spiate tra Roma, Napoli e Torino.

In una strabiliante coincidenza di tempi e nomi che, partendo dall'ex magistrato Luca Palamara, colui che ha smascherato il sistema delle correnti, passa per le intrusioni illegali del finanziere Pasquale Striano con il team di giornalisti di Domani e arriva al criminal hacker delle Procure Carmelo Miano, la gola profonda che ora sta collaborando con il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, frontman schierato dalle toghe rosse per la battaglia contro la riforma della giustizia del governo. Perché è proprio nel 2019 che il trojan inoculato nel telefono dell'allora presidente dell'Anm capta la conversazioni che terremotano la magistratura italiana e da Napoli con Giovanni Melillo parte l'inchiesta per accesso abusivo al sistema informatico per i vertici di Rcs, la società che ha noleggiato il trojan alla Guardia di Finanza di Roma per le indagini a carico di Palamara, finito nel mentre sotto inchiesta a Perugia. L'ispezione aveva determinato l'esistenza di un server occulto trasferito dall'isola E/7 del Centro direzionale partenopeo alla E/5, dove si trova la sala server della Procura. La stessa che, all'arrivo del successore Gratteri, ha chiesto l'archiviazione, ritenendo che il server in realtà fosse all'interno della Procura.

Sempre Melillo, a gennaio 2021, sospende l'utilizzo del trojan Epeius, fornito dalla società Sio Spa, che operava con la giustizia di tutta Italia. Il procuratore, nella lettera con la quale comunicava la sua decisione, fa riferimento a generici disservizi. E sulle "ipotizzate criticità" erano scattati approfondimenti anche alla Direzione nazionale antimafia, con l'invito di verifica dell'allora vertice Federico Cafiero de Raho ai procuratori generali presso le Corti d'Appello di "valutare l'opportunità di dare comunicazione del suo contenuto anche ai Procuratori della Repubblica non distrettuali". Eppure è proprio a via Giulia che l'azienda del trojan-spia è stata spiata e usata da Striano per il dossieraggio contro il ministro Guido Crosetto. Le informazioni riservate trafugate dal sistema analisti sono state estratte dal finanziere e passate ai cronisti di Domani per cucinare uno dei tre articoli sui compensi di Crosetto, che hanno scoperchiato il vaso di Pandora dei dossieraggi con l'arrivo di Melillo. "Il ministro della Difesa ha preso altri 125mila euro dall'azienda che produce i trojan-spia, scrivevano il 29 ottobre 2022 il direttore Emiliano Fittipaldi, non indagato, e Giovanni Tizian, accusato di accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto in concorso con Striano, con l'ex pm Antonio Laudati e con i due colleghi Stefano Vergine e Nello Trocchia.

Insomma, da sinistra tentavano di far passare la narrazione tossica del governo spione già dal suo insediamento. Ma l'esposto di Crosetto ha fatto saltare il banco del verminaio.

E il polverone politico, con la caccia ai mandanti delle spiate al centrodestra, ha lasciato sullo sfondo l'arresto dell'hacker Miano, che nel 2024 si sarebbe intrufolato anche nei dispositivi dei pm torinesi, nel frangente in cui quella stessa Procura ha chiesto a via Arenula informazioni sul software di Bonafede. Il programma che ora viene usato per attaccare il governo Meloni.

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