"Sai, qui non si sa come va a finire. Può essere che sì e può essere che... sì. E dato che per me sei un figlio, un nipote, un fratello, ti volevo salutare": era il 17 febbraio 2025, due mesi prima della morte di Bergoglio avvenuta il 21 aprile. Salvatore Cernuzio, vaticanista dei media vaticani, riceveva una telefonata dal Gemelli: "Il Papa vuole parlarti". Inizia così il libro Padre (Ed. Piemme), un racconto intimo e personale, frutto di una amicizia nata nel 2021 e portata avanti fino agli ultimi istanti di vita, in un legame tra padre e figlio. Un racconto emozionante - a tratti commovente - che tratteggia un Papa inedito, con le confidenze, gli aneddoti, la "complicità" creata tra i due. Nel volume, che esce proprio come un "regalo" alla vigilia del primo anniversario della morte di Bergoglio, avvenuta il 21 aprile 2025, si raccontano i sogni di Francesco: come quello di andare a Mosca e Kiev. "Era ben consapevole, Francesco - scrive Cernuzio - di essere duramente criticato in Ucraina, anche per delle dichiarazioni che avevano colpito negativamente la popolazione. E per il fatto di non essersi recato in viaggio a Kiev. Era un viaggio disposto a compiere solo se avesse fatto nella stessa occasione un viaggio a Mosca. Solo insieme", diceva.
E poi il sogno di andare in Cina. "Prima del viaggio in Mongolia, a settembre 2023, Jorge Mario Bergoglio accarezzava l'idea che, ex abrupto, da quel Paese cerniera tra Russia e Cina sarebbe riuscito a fare un salto a Pechino. Più che un'idea, una speranza o forse un'illusione, ma Francesco era un sognatore. Sono lì, a due passi, se mi invitano sono pronto", raccontava. Ed ancora, le battute su Giorgia Meloni "verso la quale nutriva una certa simpatia" e la stima verso Sergio Mattarella, "un uomo illuminato". E un passaggio anche su colui che sarebbe diventato il suo successore, il cardinale Robert Francis Prevost. "Lui è un santo", confidò Francesco a Cernuzio. L'umorismo nel ricordare quello storico 27 marzo del 2020 quando da solo pregò in una Piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia per invocare la fine del Covid. Che cosa pensò? "In realtà a non scivolare... E poi che c'era bisogno davvero di pregare in quel momento". Ma la definizione che più si addice a Bergoglio è la "follia", quella "follia di Dio" intesa come genialità umana e pastorale che ha contraddistinto tante figure spirituali di questo secolo. E che si esprimeva al massimo livello, conclude Cernuzio, durante le visite in giro per Roma, in particolare carceri e parrocchie.
E mentre si moltiplicano gli omaggi a un anno esatto dalla morte del primo Papa gesuita, si fa strada nella Chiesa e tra i fedeli la richiesta di avviarne il processo di beatificazione. A rilanciare con forza questa prospettiva - che comunque avrebbe bisogno di una esplicita decisione del Papa regnante, come accadde per Wojtyla con l'annuncio fatto personalmente da Ratzinger a tre mesi appena dalla morte, il 28 giugno 2005 - è padre Alfonso Bruno, francescano dell'Immacolata, che ha seguito da vicino Bergoglio in diversi viaggi. "A un anno dalla scomparsa, ciò che colpisce - sottolinea il religioso - è la coerenza della sua vita fino alla fine: si è spento come una candela che si consuma, dopo aver dato tutto".
Secondo padre Bruno, è proprio la radicalità vissuta del Vangelo a motivare oggi la richiesta di beatificazione. Francesco ha incarnato "le parole più esigenti del cristianesimo, mettendo al centro i poveri, gli ultimi, gli scartati".