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Forza Italia, la tela di Letta per Costa capogruppo

La regia del grande mediatore in campo. Per Barelli si profila scambio con Casasco

Forza Italia, la tela di Letta per Costa capogruppo
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L'intesa raggiunta nel vertice di Cologno Monzese sul nome di Enrico Costa come successore di Paolo Barelli ha rischiato di impantanarsi.

Nelle prime ore della giornata di ieri una parte consistente dei deputati azzurri, chiamati a esprimersi sulla nuova guida del gruppo alla Camera, non ha nascosto le proprie perplessità. Il "semaforo rosso" sarebbe scattato soprattutto per la provenienza politica di Costa, eletto nelle file di Azione e in precedenza transitato per Ncd di Angelino Alfano e dunque percepito da diversi parlamentari come una scelta troppo esterna al movimento.

Una reazione che ha complicato il quadro emerso dal vertice tra Antonio Tajani, Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi, durante il quale si era cercata una sintesi tra le diverse anime del partito. In quell'occasione, il nome di Costa, responsabile giustizia di Forza Italia, era stato individuato come soluzione di mediazione dopo un confronto articolato: Marina Berlusconi aveva messo sul tavolo i nomi di Giorgio Mulè, Deborah Bergamini e Ugo Cappellacci, mentre Tajani aveva avanzato altre opzioni. Da qui la scelta di puntare su Costa, considerato un profilo capace di tenere insieme le diverse sensibilità.

Ma la freddezza del gruppo parlamentare ha riaperto la partita. Per evitare una frattura interna, si è mosso Gianni Letta, regista di tante mediazioni berlusconiane, al lavoro per trasformare quella che rischiava di diventare una candidatura divisiva in una proposta unitaria. Parallelamente, anche Deborah Bergamini si sarebbe attivata, parlando con diversi deputati e avviando un paziente lavoro di tessitura.

Sul tavolo resta anche la questione relativa a Paolo Barelli. Secondo le indiscrezioni, si starebbe lavorando a un possibile scambio con Maurizio Casasco: quest'ultimo potrebbe entrare nel governo come sottosegretario, mentre a Barelli verrebbe affidata la presidenza della bicamerale sull'anagrafe tributaria. Un'operazione che consentirebbe di riequilibrare ruoli e pesi all'interno del partito, offrendo al contempo una soluzione politica a uno dei dossier più sensibili.

Le nomine dei sottosegretari, del resto, potrebbero arrivare già nel prossimo Consiglio dei ministri, contribuendo a chiarire ulteriormente il quadro. In questo contesto, Casasco non dovrebbe andare agli Esteri al posto di Silli: quella casella sarebbe destinata a Maria Chiara Fazio, espressione di Noi Moderati.

Alla Giustizia, invece, si fa il nome di Sara Kelany.

Il puzzle resta quindi in movimento, con diversi tasselli ancora da sistemare. Ma la partita del capogruppo azzurro alla Camera, grazie alla regia lettiana, sembra avviarsi a una conclusione positiva.

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