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Macron avanti. Le Pen: "Votate me, scelta di civiltà"

Emmanuel Macron e Marine Le Pen, stando ai sondaggi, dovrebbero competere al ballotaggio. Intanto spicca l'astensione che dovrebbe assestarsi attorno al 27%. Macron avanti di 5 punti secondo i primi exit pool

Macron avanti. Le Pen: "Votate me, scelta di civiltà"

I primi dati degli exit pool hanno fotografato un vantaggio per il presidente uscente Emmanuel Macron che prenderebbe circa il 28.5%, mentre Marine Le Pen insegue con il 23.5% dei consensi. Terzo Melenchon con il 19% devi voti. Nel corso del pomeriggio erano stati citati sondaggi provenienti dal Belgio che invece immortalavano un sostanziale pareggio.

La statistica deriva da Ifop-Fiducial ed è stata pubblicata da Le Figaro. Più staccato Eric Zemmour, novità di questa campagna elettorale, che viene dato più basso rispetto alle aspettative: 6.8%. Male anche la Pécresse che si fermerebbe al 5%.

Se questo trend dovesse essere confermato, al secondo turno se la vedrebbero, com'era successo cinque anni fa, il fondatore e leader de La Republique En Marche! e Marine Le Pen. Nel frattempo, gli altri candidati stanno già dichiarando le loro intenzioni di voto, e dunque le indicazioni, per il secondo turno del 25 aprile: Valerie Pecrésse ha annunciato che sosterrà Macron. E la stessa intenzione è stata comunicata dal candidato ecologista Jadot.

La seconda classificata sul podio ha già lanciato il suo appello al voto: "In gioco il 24 aprile non c'è un semplice voto di circostanza, ma una scelta di società e direi anche di civiltà", ha dichiarato, stando a quanto riporta l'agenzia Nova, chiedendo a tutti coloro che non hanno votato per Emmanuel Macron di votare per lei al secondo turno di questa elezione. Marine ha chiesto di "unirsi a questo grande Rassemblement National e popolare". Zemmour si è espresso in favore di Marine. Melenchon, dal canto suo, ha detto che nemmeno uno dei suoi voti deve finire nelle sacche del leader del Rn. Dupont-Aignan, altro candidato sovranista, ha invece indirizzato i suoi verso la figlia di Jean Marie.

L'astensione alta e gli effetti sul voto

La Francia chiamata a votare per il primo turno dell'elezioni presidenziali registra, come prospettato dalle anticipazioni, un'astensione rilevante. Spicca, nel dato complessivo, la scarsa partecipazione al voto di alcuni distretti importanti di Parigi. Non è ancora possibile soppesare dal punto di vista politico gli effetti di questo calo ma di sicuro l'astensione parigina può costituire un segnale per alcune forze politiche.

Basti pensare che alle 12 di oggi i cittadini parigini che avevano deciso di recarsi alle urne erano ben il 15% in meno rispetto a quelli del 2017. Diversa la situazione nelle zone rurali, che spesso si sono espresse in passato in favore dell'ex Front National e di Marine Le Pen, dove l'astensione sembra essere, almeno sotto il profilo generico, più bassa rispetto alla capitale. Ma è presto per trarre conclusioni.

Comunque sia, il dato definitivo dovrebbe, come specificato dall'agenzia Nova secondo le statistiche previsionali di Elabe e de l'Express perSfr che sono stati diffusi su BmfTv, assestarsi attorno al 26%: sono le persone che hanno preferito non esprimere alcuna preferenza elettorale. Non siamo ai livelli del 2002, quelli che permisero a Jean Marie Le Pen di accedere al primo storico ballottaggio per i frontisti, ma si tratta comunque di un fenomenio rimarchevole. Altissima, ancora, l'astensione nella Polinesia francese, dove ha votato meno del 24% degli aventi diritto. Non è successo lo stesso - come riporta l'Agi - in Martinica e Guadalupa.

Il sistema del double ballot transalpino prevede che a vincere le elezioni sia chi supera il 50% al primo turno: ipotesi del tutto peregrina. Si andrà, con ogni probabilità, al secondo turno. E secondo i sondaggi dovrebbero vedersela il presidente uscente e leader di En Marche! Emmanuel Macron e il vertice del Rassemblement National Marine Le Pen. Negli ultimi tempi, gli istituti sondaggistici avevano anche fotografato una risalita di Jean Luc Mélenchon, leader della sinistra massimalista che tuttavia dovrebbe prendere, nel complesso, meno voti di cinque anni fa. Più staccato Eric Zemmour,

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