Il Friuli Venezia Giulia vuole il blocco nazionale del farmaco gender

La mozione contro la contestatissima Triptorelina, che blocca temporaneamente lo sviluppo della pubertà nei casi di "disforia di genere", è stata presentata dal Gruppo consiliare della Lega

Il Friuli Venezia Giulia vuole il blocco nazionale del farmaco gender

In Friuli Venezia Giulia il centrodestra ha votato una mozione sui farmaci blocca-pubertà e chiede alla Giunta, guidata dal leghista Massimiliano Fedriga, di attivarsi con il Governo nazionale giallo-verde per interdire, su tutto il territorio italiano, la somministrazione di triptorelina.

La mozione contro il contestatissimo farmaco "gender", che blocca temporaneamente lo sviluppo della pubertà nei casi di "disforia di genere", è stata presentata dal Gruppo consiliare della Lega di Matteo Salvini e condivisa dagli altri movimenti e partiti di centrodestra.

La triptorelina, denuncia la maggioranza di centrodestra della Regione Autonoma, è stata immessa nell'elenco dei farmaci offerti a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale, dopo una Determina dell'Agenzia italiana per il farmaco (l'Aifa) pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, "in assenza di sufficienti studi clinici, soprattutto in merito ai possibili suoi effetti negativi a lunga scadenza" e non considerando che "la pubertà non si può definire patologia".

Quella del centrodestra del Friuli Venezia Giulia "non è una posizione ideologica, bensì una proposta di buonsenso nell'interesse esclusivo della salute dei bimbi di tutta l'Italia", ha dichiarato Mauro Bordin, capogruppo della Lega di Salvini in Consiglio Regionale.

Secondo Bordin bloccare farmacologicamente la pubertà potrebbe causare "un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo del minore", provocando una compromissione della "definizione morfologica e funzionale di quelle parti del cervello che contribuiscono alla strutturazione dell'identità sessuale insieme con i fattori ambientali ed educativi".

La preoccupazione dei politici di centrodestra della regione Friuli Venezia Giulia è legata anche al fatto che mancano evidenze scientifiche sul ritorno alla fertilità piena nel caso di quei ragazzini che, una volta iniziato il trattamento, decidessero di desistere dallo stesso per permanere nel loro sesso biologico.

"Il corpo è reale. La mente deve accettare la realtà e amarla", ha scritto su Notizie Pro Vita la nota attivista pro-life Silvana De Mari. Secondo la dottoressa "dove non c’è armonia tra mente e corpo va curata la mente, non alterato il corpo. Il concetto che vede corpo e mente slegati esiste all’interno di una patologia, quella dissociativa".

Un concetto, a quanto pare, condiviso dai consiglieri regionali di centro destra del Friuli Venezia Giulia che, ricordando uno studio dei pediatri americani, hanno spiegato che il 98% dei bimbi e l'88% delle bimbe accettano le caratteristiche del proprio sesso biologico dopo aver superato naturalmente la fase puberale.