Fumata bianca. Il via libera da parte dei deputati azzurri a Enrico Costa come nuovo capogruppo alla Camera è arrivato. La partita interna a Forza Italia però non è ancora chiusa. Se sul successore di Paolo Barelli si è trovata una sintesi, grazie anche al lavoro di mediazione di Gianni Letta e al definitivo assenso di Antonio Tajani e della famiglia Berlusconi sul profilo del responsabile Giustizia del partito, il vero nodo politico si sposta ora sui congressi regionali.
È qui che emergono le tensioni più profonde. In diverse regioni dalla Lombardia alla Puglia, passando per Basilicata, Abruzzo, Sicilia e Sardegna il partito è attraversato da divisioni. La prospettiva di aprire una fase congressuale viene vista da alcuni come una prova di maturità e un passaggio necessario per strutturare la nuova Forza Italia post-berlusconiana; da altri, invece, come un rischio concreto di deflagrazione interna e di scontri a colpi di tessere.
Non è un caso che anche l'intesa su Costa abbia rischiato di impantanarsi fino all'ultimo. Nelle prime ore della giornata di sabato, infatti, una parte consistente dei deputati azzurri non aveva nascosto perplessità sulla sua candidatura percepita come esterna alla storia e all'identità del movimento.
Una reazione che ha complicato il quadro emerso dal vertice di Cologno Monzese tra Tajani, Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi, dove si era cercata una sintesi tra le diverse anime del partito. A quel punto si è mosso Gianni Letta, impegnato in un lavoro di ricucitura con i deputati. Una missione diplomatica che ha trasformato una candidatura inizialmente divisiva in una proposta condivisa. In questo quadro si inserisce anche la questione del nuovo incarico da affidare a Paolo Barelli a cui verrebbe assegnata la presidenza della bicamerale sull'anagrafe tributaria. Un'operazione che consentirebbe di riequilibrare ruoli e pesi interni, offrendo una via d'uscita ordinata a uno dei dossier più delicati, sfruttando anche le nomine dei nuovi sottosegretari che arriveranno nel prossimo Consiglio dei ministri.
Resta però il nodo politico più rilevante: quello dei congressi. È qui che si misura la vera tenuta del partito. La posizione della famiglia Berlusconi, in particolare di Marina e Pier Silvio, è improntata alla cautela: evitare in questa fase contese territoriali che rischierebbero di accentuare le fratture interne. Un orientamento rafforzato dall'analisi di sondaggi che continuano a premiare Forza Italia.
Non a caso è previsto per martedì un incontro tra il presidente del Piemonte Alberto Cirio e Marina Berlusconi: sarà lui a occuparsi del dossier congressi e a cercare una sintesi possibile. Il timore, condiviso da più dirigenti, è che senza una gestione ordinata di questa fase il partito possa andare incontro a una fase segnata da divisioni, indebolendosi nel momento più importante, a ridosso del voto del 2027.
Così, mentre si chiude il capitolo del capogruppo, si apre una fase potenzialmente più delicata.
La nomina di Costa appare come un passaggio importante, un punto di equilibrio che tiene insieme il presente, ma che rinvia al futuro la ridefinizione degli assetti di potere. I congressi regionali saranno il vero banco di prova: rinviarli per preservare l'unità, trovare formule alternative o affrontare il rischio di uno scontro interno. In ogni caso, la partita resta apertissima.