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Gazzarra di sinistra: 32 cartellini rossi alla Camera

Le opposizioni con Boldrini & C. bloccarono la conferenza stampa di CasaPound

Gazzarra di sinistra: 32 cartellini rossi alla Camera
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Un cartellino rosso che suona come una medaglia. L'ufficio di presidenza della Camera ha sospeso per cinque giorni 22 deputati, 10 del Pd, 8 di M5s e 4 di Avs e per quattro giorni altri 10 parlamentari, divisi equamente tra dem e grillini. La loro colpa? Aver okkupato stile Salis la sala stampa di Montecitorio per impedire la conferenza sulla Remigrazione con Casapound. I più noti sono Matteo Orfini e Laura Boldrini (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.

A sinistra sono soliti chiudere le piazze a chi non la pensa come loro, vedi la Statale negata al Papa. Da qui la decisione che ovviamente l'opposizione contesta a gran voce: "Abbiamo cercato di impedire uno sfregio inaccettabile per le istituzioni della Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata sulla Costituzione antifascista. Da oggi i fascisti sono i benvenuti a Montecitorio", sibila l'ex presidente della Camera che tuona contro "una sanzione vergognosa, sconcertante, del tutto sproporzionata che punisce chi ha impedito che il Parlamento diventasse un raduno di neofascisti stile Predappio".

Di "deriva davvero sconcertante" parla tutto il Pd, secondo cui "scongiurare la presenza a Montecitorio di chi si professa apertamente fascista e nazista è una decisione incomprensibile e grave". La sinistra chiede di ritirare il provvedimento, ma Montecitorio pare irremovibile: "La decisione dell'Ufficio di Presidenza tutela il rispetto delle regole e delle istituzioni parlamentari, che non possono essere piegate a iniziative di forza", spiega al Giornale Paolo Trancassini (Fdi), questore della Camera, secondo cui "le sanzioni sono proporzionate a comportamenti che hanno oltrepassato il perimetro del confronto democratico, con l'occupazione che ha rappresentato una violazione grave delle prerogative altrui e del libero esercizio del mandato parlamentare". Insomma, non si difende la Costituzione impedendo ad altri di parlare "ma garantendo pluralismo e legalità".

D'altronde, lo sappiamo: il diritto e la libertà di parola sono sacri quando ci si inchina all'ideologia woke, si va a braccetto con Hezbollah, si candidano ex terroristi mai sinceramente pentiti, si titillano anarchici e proPal per dare una

spallata al governo, si inquinano i giovani con le fake news sul referendum, come negli anni Settanta "quando c'erano i giovani comunisti che pretendevano di stabilire chi potesse parlare e chi no", ricorda ancora Trancassini.

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