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Da Genova a Torino, i vecchi No Global si sono addestrati e saldati con i pro Pal

Le tecniche di guerriglia affinate in Val di Susa. Macché infiltrati: era tutto studiato

Da Genova a Torino, i vecchi No Global si sono addestrati e saldati con i pro Pal
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"Il corteo sfociato in violenti scontri è stato preceduto da un'assemblea, indetta da Askatasuna, il 17 gennaio, - racconta una fonte del Giornale sabato in prima linea a Torino - dove hanno detto testualmente riferendosi alle forze dell'ordine: Se fino a questo momento dovevate avere paura, adesso proverete il terrore". Basta andare sulla pagina Facebook del centro sociale sgomberato e scorrere la lista di antagonisti, anarchici, collettivi studenteschi, gruppi palestinesi, movimenti comunisti, che hanno firmato la mobilitazione Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l'attacco agli spazi sociali. Oltre 150 sigle con alla fine il volantino del corteo disegnato da Zerocalcare. Tutti corresponsabili del caos organizzato e pianificato nei dettagli per venire scatenato da 1500 violenti ben equipaggiati. "Hanno spostato le tattiche di attacco delle proteste no Tav, in val di Susa, nella strade di Torino innalzando il livello di scontro" spiega la fonte autorevole. "Anarchici, attivisti di centri sociali, membri dei collettivi studenteschi - continua - sono arrivati nel capoluogo piemontese sapendo bene cosa fare per scatenare le violenze". E aggiunge: "Ci sono stati anche rinforzi dall'estero, in particolare dalla Francia, che condivide la protesta No Tav". Ogni anno in estate si tiene il "Festival dell'Alta felicità" in Val di Susa, che riunisce la galassia europea Antifà con tanto di vessillo. "È così che stringono rapporti e si scambiano esperienze di lotta - sottolinea ala fonte -. Poi chiamano rinforzi quando hanno bisogno". Come a Genova, durante il G8 del 2001, allora erano No Global, ma sempre "sfasciatutto".

I facinorosi italiani fanno parte degli oltre 150 firmatari della lista, su sfondo rosso, pubblicata sui social da Askatasuna. In prima fila il Movimento No Tav, il Network antagonista torinese, ma anche i Cobas scuola ed il Partito comunista dei lavoratori del capoluogo piemontese. A dare man forte i centri sociali di tutta Italia dal Rivolta di Marghera, al Lambretta di Milano a quelli delle Marche e di Roma. Nutrita l'adesione dei gruppi pro Pal: Torino per Gaza e pure Brahim Baya, discusso imam della città, con l'associazione Nur seguiti dai Giovani palestinesi d'Italia, l'Associazione dei palestinesi API, presieduta da Mohammed Hannuon, in carcere con l'accusa di essere a capo di una rete filo Hamas e addirittura i Docenti per Gaza a livello nazionale. Non mancano movimenti e partitini di estrema sinistra: Potere la popolo, Rifondazione comunista federazione provinciale di Torino, i Carc che per l'occasione hanno messo Giorgia Meloni a testa in giù. Fra i firmatari della mobilitazione sfociata in violenza programmata anche l'Arci Piemonte, la sezione Anpi Torino Giudetti-Serra Pesce e l'immancabile Unione sindacale di base, che ha cavalcato tutte le manifestazioni pro Pal. Fra gli aderenti pure l' Assemblea No Ponte di Messina. Incredibile che nella lista rossa ci sia anche Sea watch Italy, una delle Ong estremiste del mare, le Carovane migranti di Torino, le transfemministe di Non una di meno, gli ultra ecologisti di Extinction rebellion e la Brigata Basaglia. La manovalanza è arrivata anche con i "collettivi universitari autonomi, gli Studenti indipendenti Torino, Cambiare rotta" e altre formazioni studentesche.

Queste sigle "non si possono nascondere dietro un sì, però - dichiara un funzionario di polizia -. I facinorosi non sono infiltrati. Era tutto organizzato, non occasionale. A Torino avviene in maniera sistematica. E chi aderisce al corteo pacifico fa da scudo se non li fermano o li cacciano".

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