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Giorgia-Elly, sfida in tv. "Garlasco c'entra eccome"

La premier sui casi di cronaca: "La riforma è contro i magistrati negligenti". Schlein: "Difendiamo la Carta"

Giorgia-Elly, sfida in tv. "Garlasco c'entra eccome"
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Sfida a distanza e differenze nette. Giorgia Meloni ed Elly Schlein chiudono la campagna referendaria in tv. La premier, ieri sia da Bruno Vespa sia da Enrico Mentana, ha messo il turbo. La leader Pd insegue Giuseppe Conte sul giustizialismo filo-pm e soffre la spaccatura dem tra antiriformisti e non. La voce di Elly è indebolita dai tanti Sì dichiarati dalla sinistra riformista.

Invece il centrodestra non presenta sbavature: la legge Nordio è patrimonio della coalizione. È dal salotto di Cinque minuti che la premier inaugura la serata. L'attacco è sulla negligenza di certi magistrati, quelli che "dimenticano i detenuti in carcere", che "depositano le sentenze con quattro anni di ritardo" o che condannano "persone innocenti". Una fotografia della realtà che non conosce smentita. "Nessuna riforma - chiosa Meloni - può migliorare l'efficienza della giustizia come questa". Fdi, Lega e Fi suonano la carica per lo sprint finale. Nel corso dello speciale TgLa7 condotto da Enrico Mentana, il presidente del Consiglio cita anche "Garlasco" e la "famiglia nel bosco". La riforma della Giustizia "c'entra eccome" con queste vicende, incalza. "Perché questa è una riforma sulla responsabilità e sulla meritocrazia nella giustizia". Schlein raccoglie la sfida sui casi di cronaca: "Meloni strumentalizza ogni fatto di attualità per attaccare la magistratura ma poi succede come a Rogoredo...". Non è un confronto a due. Prima va in onda il premier, poi la Schlein. Il leader dell'esecutivo rammenta alcune sentenze delle toghe sulla gestione dei fenomeni migratori. La chiama "crociata". Quella che "alcuni magistrati stanno facendo contro il governo per ragioni di carattere ideologico". Del resto la guerra delle toghe rosse ai Cpr in Albania è ancora in corso. La segretaria dem punta tutto su uno spauracchio della sinistra: "Il premierato". Se il Sì dovesse vincere - avverte - "tenteranno di andare avanti anche su un'altra riforma costituzionale". Tra qualche divagazione sul tema, caso Delmastro e morte di Umberto Bossi su tutti, il referendum resta il focus della serata. La segretaria Pd, che chiude la campagna anche a Milano, sfodera la litania secondo cui la destra vorrebbe i pm sottomessi al governo. Poi l'altro sempreverde: "Votare No per difendere la Costituzione antifascista". Meloni si concentra sul merito, Schlein prova a solleticare la pancia dell'ala radicale. Sono due metodi lontani.

Un vero e proprio duello, invece, si è svolto nel salotto di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, su La7. Da una parte l'ex direttore del Giornale e oggi portavoce del Comitato per il Sì Alessandro Sallusti, dall'altra il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio. Più che un confronto sulla Giustizia, la tramissione si è orientata subito sull'affaire Delmastro. La ghiotta occasione, secondo certa sinistra, di riaprire i giochi.

Le ultime dichiarazioni di voto: Luis Durnwalder, Arno Kompatscher e Dieter Steger, figure centrali della Svp, si sono espressi per il Sì. Orientamenti che possono spostare l'esito elettorale referendario in Trentino Alto Adige. Fino alla chiusura delle urne, ogni voto conta.

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