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Giorgia sferza la sinistra. "No rimpasti e alchimie. Io vi vedo nervosi..."

Alle Camere in scena il duello con le opposizioni. La richiesta all'Ue: sospendere il patto di stabilità

Giorgia sferza la sinistra. "No rimpasti e alchimie. Io vi vedo nervosi..."
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Giorgia Meloni ritrova il "tocco magico", esce dall'assedio e sfida le opposizioni. La parola d'ordine, nell'informativa (prima Camera e poi Senato) in Parlamento è "non mollo". La presidente del Consiglio allontana lo scenario del voto anticipato: "Sarà un anno di lavoro", avverte nel suo intervento. Meloni è in palla. E si vede, la sconfitta al referendum sulla giustizia è alle spalle. Provoca e si diverte: "Vi vedo nervosi", dice rivolgendosi ai banchi dell'opposizione. Giuseppe Conte prende appunti come uno scolaro. Elly Schlein beve in continuazione. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti si gode lo spettacolo: "Linea Meloni chiara, avanti". Doveva essere il giorno della resa. E invece, la presidente del Consiglio nelle controrepliche al Senato trova addirittura un varco per infilarsi nelle spaccature del campo largo: "C'è un partito di opposizione (Angelo Bonelli) che invoca le dimissioni del Governo, quindi prendo atto che neanche su questo l'opposizione è unita" - ironizza la premier a Palazzo Madama. E poi riparte con l'affondo: "Alla Camera ho ascoltato molti improperi, insulti accuse, tanta demagogia e quasi nessuna proposta reale". Nel discorso alla Camera e poi al Senato, la leader Fdi, accompagnata dall'esecutivo al gran completo, non lascia sul tavolo alcun dossier: Trump, crisi energetica, rimpasto, Iran, referendum. E si concede anche una battuta: "Fate gli indignati dalle isole esotiche". Passaggio riferito con ogni probabilità a Francesco Boccia in vacanza a Marrakech. Il succo dell'intervento di Meloni è lo stop a richieste di rimpasti: "Si continua a parlare di dimissioni imminenti, di rimpasti, di fase 2, 3 o quattro del governo. Di ripartenza. Alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio. Un mondo distante anni luce da noi, nel quale non intendiamo far ripiombare l'Italia. Governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare". Poi va dritta allo scontro con la sinistra: "Vi sfido a un dibattito nel merito. Nel merito della crisi internazionale, nel merito dei rischi per l'approvvigionamento energetico, nel merito di un'Europa che non riesce a recuperare una rilevanza reale, nel merito di come mettere l'economia al riparo in un mondo sempre più caotico. Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha. Perché lo scenario che abbiamo di fronte non consente più a nessuno di cavarsela dicendo che è tutta colpa della Meloni". Si scalda, come solo Meloni sa fare, quando tocca il tasto del clan Senese: "Rispondiamo con i fatti all'ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un'opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni". Poi consegna la richiesta alla presidente dell'Antimafia di accelerare sulla proposta di legge per togliere la patria potestà ai boss e di avviare verifiche su eventuali collusioni dei partiti (a cominciare da Fdi). Non dribbla l'argomento delle dimissioni dell'ex sottosegretario Andrea Delmastro e dell'ex ministro Daniela Santanchè: "Non sono state scelte semplici né indolori, a maggior ragione per noi che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l'interesse della Nazione a quello di partito". Riapre la piaga del referendum perso sulla giustizia: "Il mio auspicio è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato". Le opposizioni sperano nell'imbarazzo sul dossier Trump. Eppure, Meloni prende di petto l'argomento: "La collocazione internazionale dell'Italia non l'ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte. Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l'ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al presidente americano Trump". L'auspicio della premier è la riapertura dello stretto di Hormuz, mentre ai partner europei chiede di valutare la sospensione del patto di stabilità. Ruba una frase a Schlein: "Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo". Mette agli atti il dissenso sull'attacco americano in Iran. E sui bombardamenti israeliani in Libano.

Infine, annuncia provvedimenti sul lavoro per il Cdm del primo maggio. E tiene dritta la barra sull'economia: "No a misure roboanti, tipo daremo a tutti uno stipendio senza lavorare o potrete ristrutturare la vostra villa a spese dello Stato".

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