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Il governo protesta e chiama l'ambasciatore. Opposizione scatenata

Da Tajani a Salvini a Crosetto: "È inaccettabile". E la sinistra approfitta per attaccare la premier

Il governo protesta e chiama l'ambasciatore. Opposizione scatenata
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La reazione del governo italiano al "caso Pizzaballa" è dura e immediata. Antonio Tajani dà subito disposizione di far sentire la voce del governo italiano nelle sedi diplomatiche. Lo fa sia dando "immediate istruzioni all'Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv la nostra protesta", poi convocando questa mattina alla Farnesina l'ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled "per avere chiarimenti sulla decisione di impedire al cardinale Pizzaballa la celebrazione della domenica delle Palme".

La linea dell'esecutivo viene espressa dalla stessa Giorgia Meloni: "Impedire l'accesso al Santo Sepolcro costituisce un'offesa non solo per i credenti, ma per chiunque riconosca il valore della libertà religiosa". Le reazioni governative risuonano in perfetta sintonia. Il vicepremier Matteo Salvini parla di episodio "inaccettabile e offensivo", sottolineando la necessità di una posizione "chiara e inequivocabile". Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che definisce quanto accaduto "grave e profondamente preoccupante. Parliamo di uno dei luoghi più sacri della cristianità - prosegue - simbolo universale di fede, storia e spiritualità. Negare la possibilità di celebrarvi la Santa Messa in una ricorrenza così significativa mina un principio fondamentale che dovrebbe essere sempre garantito: quello della libertà religiosa". Il presidente della Camera Lorenzo Fontana invoca invece "piena chiarezza e richiama il principio della libertà di culto come valore imprescindibile". Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli fa sue "le parole del Patriarcato di Gerusalemme che lo ha definito un grave precedente che ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme".

Tra i centristi, Maurizio Lupi esprime solidarietà al cardinale, parlando di "decisione grave e senza precedenti" e sostenendo la scelta di Tajani di convocare l'ambasciatore israeliano.

Dall'opposizione, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein usa toni duri, denunciando una "violazione della libertà di culto" e chiamando in causa direttamente il governo guidato da Benjamin Netanyahu. Una parte della sinistra spinge ulteriormente sull'acceleratore, utilizzando l'episodio per attaccare Israele in maniera più ampia, inserendolo nel quadro delle tensioni e delle critiche già in corso sulla gestione del conflitto in Medio Oriente. Angelo Bonelli, portavoce di Avs, ad esempio ritiene che "quello che è accaduto al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo, è conseguenza del clima politico di impunità con cui si muove il governo di Netanyahu, al quale è consentito fare tutto. Ora il governo Meloni protesta, ma domani tornerà tutto esattamente come prima".

Nel dibattito entra anche Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, che sui social collega la vicenda a dinamiche politiche interne, tirando in ballo - in modo confuso - il tema del referendum. "Questo è il risultato di essersi messi a 90 gradi in questi anni, aver ceduto i nostri dati e la nostra sicurezza.

È per questo che tutti coloro che erano vicini al genocidari Netanyahu hanno votato Sì al referendum. Non vogliono magistrati o giornalisti scomodi che gli ricordino il rispetto del diritto internazionale e anche quello nazionale".

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