Leggi il settimanale

La grazia (legittima) alla Minetti? Sul Fatto un campionario di falsità

Nella notizia è inciampata Mi manda Raitre ma poi è stata ripresa e deformata indovinate da chi, tanto che il Quirinale ha dovuto precisare che la grazia singola è stata legata alle condizioni di un familiare minorenne della Minetti

La grazia (legittima) alla Minetti? Sul Fatto un campionario di falsità
00:00 00:00

Piove governo ladro, Quirinale ladro, Pianeta ladro. È la recente linea del Fatto Quotidiano (dal 2009) dopo la grazia concessa a Nicole Minetti da Sergio Mattarella dopo le sue condanne per peculato e induzione alla prostituzione (della Minetti, non di Mattarella).

Nella notizia è inciampata Mi manda Raitre ma poi è stata ripresa e deformata indovinate da chi, tanto che il Quirinale ha dovuto precisare che la grazia singola (a nessuno interessavano le altre 34) è stata legata alle condizioni di un familiare minorenne della Minetti e alla necessità di lei di occuparsene di persona. Poi sono arrivati gli alticci del Fatto ed ecco i titoli: "Nordio e Mattarella" e "Grazie facili" e "Cia, Sallusti, Abu Omar, poveri cristi" e altro campionario da funghi allucinogeni.

Prima scemata. Scrivere "Nordio e Mattarella graziano la Minetti" è sbagliato, perché dal 2006 (sentenza della Consulta, caso Bompressi) la grazia è un potere solo presidenziale e il ministro della Giustizia può solo darne "avviso" e controfirmare, indi passare le carte: poi nessuno gli impedisce di esprimere un'opinione, ma è inconferente. Le carte vere, quelle che faranno decidere Mattarella (lui e solo lui) le scrivono il Procuratore (se il condannato è libero) o il giudice di sorveglianza (se non lo è) e poi la pratica passa all'Ufficio grazie del Quirinale (altri due magistrati) e infine a Mattarella. Quindi il titolo corretto sarebbe stato: "I magistrati e Mattarella graziano la Minetti", ma la sbobba per i lettori del Fatto era indigeribile.

Seconda scemata. Definire "gran segreto" la grazia in questione, come ha fatto Marco Travaglio nell'editoriale "Troppa grazia", è pure sbagliato: il Quirinale ha spiegato di non aver potuto dettagliare perché doveva tutelare i dati sensibili del minore, e questo, cosa ridicola, mentre lo stesso Fatto scriveva in una pagina interna che non citato il minore "per tutelarne la privacy". Però, siccome anche la riservatezza di un minore malato era sbobba indigeribile, hanno evocare un "gran segreto".

Terza scemata. "Non sconterà neanche un giorno di carcere" ha scritto il Fatto per i suoi lettori in stile Rebibbia: anche se, in altra pagina, spiegava che i 3 anni e 11 mesi totali accumulati dalla Minetti (nel 2022) non raggiungevano i quattro anni e perciò poteva accedere alle misure alternative: l'udienza per deciderlo, però, è stata fissata (dai magistrati) ben tre anni dopo, il 3 dicembre 2025: il che ha dato il tempo alla Minetti di chiedere legittimamente la grazia. Insomma: via il procuratore generale, via il magistrato di sorveglianza, via i magistrati dell'Ufficio grazie, il Fatto titola così: "Nordio e Mattarella". Manca la Meloni.

Manca anche lo spazio per altre scemenze: dal costituzionalista fattoide che cita "i poveri cristi" non graziati (non un nome, niente: singhiozzi astratti) al polpettone "agenti Cia, Sallusti, Bompressi, Minetti" (casi diversissimi) che è un trucco giornalistico da banco del pesce: si mischia tutto e il lettore

scambia l'odore per argomenti. Quanto al "Troppa grazia", "residuo di privilegio regale" (Travaglio), Einaudi graziò 15.578 persone, Pertini più di 6.000, Mattarella è attorno a 35-36. Ma tranquilli, pioverà anche domani.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica