È mai possibile, in un Paese democratico come l'Italia, che politici e sindacati stiano da parte di chi, come i Carc, è accusato dalla Procura di Napoli di emulare il terrorismo rosso degli anni Sessanta e Ottanta? Sì, se quel partito si chiama Movimento 5 Stelle e se il sindacato è la Cgil. A esprimere solidarietà nei loro confronti è la pentastellata Stefania Ascari, che meno di un mese fa li ha persino ospitati alla Camera: "Quello che è avvenuto è gravissimo, ha un evidente peso politico e si inserisce in un clima in cui ogni voce viene infamata, delegittimata e criminalizzata. Questa deriva è allarmante e ci spinge a non abbassare la guardia, ma a continuare a far sentire la nostra voce con ancora più determinazione. Vi sono vicina", scrive.
Ma, quindi, l'inchiesta della Procura guidata da Nicola Gratteri, lo stesso che si è speso per il no al referendum costituzionale, ha uno scopo politico e filogovernativo? E in che modo chi inneggia alle Brigate Rosse e ai suoi volti, può ricevere vicinanza da chi siede in Parlamento e dovrebbe far in modo che la democrazia sia tutelata in ogni sede? Ma a stupire è anche la posizione di un ex magistrato come Luigi De Magistris che ha preso parte a un evento in cui partecipavano anche i Carc. "Cacciamo la giunta Manfredi, costruiamo l'alternativa", è l'obiettivo dei Carc su Napoli, esplicitato nella sede dello Spi-Cgil della città partenopea, dove hanno cercato di riscrivere la narrativa, sostenendo che le accuse di associazione sovversiva a loro carico nascano dal sostegno alla "Resistenza palestinese".
Ovviamente l'indagine è in corso e la motivazione, come emerge dalle carte, non è quella. E De Magistris, nelle ore precedenti alla partecipazione allo stesso incontro, ha pubblicato un lungo comunicato di sostegno ai Carc, prendendo "le ovvie distanze da ogni riferimento anche lontanamente positivo che si possa fare alla tragica stagione delle brigate rosse" ma spiegando di aver "partecipato a diverse iniziative organizzate dal partito Carc" ma di non "aver mai avuto la sensazione di trovarmi in un covo di terroristi" o "la percezione di alcuna simpatia, nemmeno lontana, per stagioni buie e tragiche della nostra Repubblica". Sarà la procura a dare risposte in tal senso, in un'indagine appena iniziata e i cui contorni sono però già alquanto netti e allarmanti. Ci sono passaggi in cui il Sostituto Procuratore scrive che gli indagati hanno svolto un'attività che può concretamente configurarsi come propedeutica alla costituzione di un'associazione con base a Napoli con caratteri eversivi che si richiama esplicitamente alle Brigate Rosse. Sarà quindi frutto di una fantasiosa ricostruzione dei magistrati? O forse sono loro che coraggiosamente lottano per contrastare un fenomeno in costante aumento? Intanto ai Carc è arrivata la solidarietà dell'Anpi di Sesto Fiorentino, secondo i quali l'indagine di Napoli è un episodio, "l'ennesimo di una lunga serie che mostra un meccanismo intimidatorio e unicamente finalizzato a criminalizzare e colpire il dissenso nei confronti delle politiche governative".
Anche la federazione livornese di Rifondazione Comunista ha espresso "piena solidarietà" agli esponenti dei Carc indagati mentre, dall'altra parte, il segretario nazionale del partito spinge e fa opera di persuasione per provare a entrare nel Campo largo istituzionale per "sommare i voti".