Supposte falsità. Dice proprio così la lettera, a memoria senza precedenti, inviata dal Quirinale al ministro della giustizia Carlo Nordio: "Si prega di voler acquisire con urgenza le necessarie informazioni sulle supposte falsità" relative agli elementi che hanno portato Mattarella concedere la grazia a Nicole Minetti il 18 febbraio scorso. Insomma, il Quirinale vuole "chiarimenti sulla fondatezza della richiesta di grazia" all'ex consigliere regionale. Sì proprio lei, l'igienista dentale del caso Ruby, condannata a 3 anni e 11 mesi per peculato e induzione alla prostituzione e oggetto di un provvedimento di clemenza da parte del Quirinale due mesi fa. Quell'atto era stato firmato per motivi umanitari: Minetti ha un figlio adottato gravemente malato che necessita di cure specialistiche, con viaggi negli Usa. Ma da giorni il Fatto Quotidiano racconta un'altra storia, assai meno edificante: i genitori biologici del piccolo sarebbero stati, almeno all'inizio di questa storia, vivi, anche se in condizioni di povertà, anzi di indigenza, in Uruguay; a Punta del Este Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani avrebbero gestito un ranch, il Gin Tonic, dove si trovavano ragazze disponibili per serate di sesso a pagamento e in cui si era visto pure l'ormai immancabile Jeffrey Epstein. Inoltre alcuni dei luminari citati nella corposa documentazione inviata a suo tempo al ministero della Giustizia non avrebbero mai visitato il fanciullo. "Le informazioni su di me. - replica Minetti - sono prive di fondamento e gravemente diffamatorie. I miei legali procederanno con formale diffida nei confronti dei giornalisti e della testata perché non diffondano più notizie false, diamatore e lesive". Non basta, l' ex consigliera regionale al centro dello scandalo delle Olgettine invoca anche "provvedimenti a tutela dei dati sensibili e dei propri familiari". Ma le verifiche non si fermano e anzi sembrano aver avuto un'accelerazione, mentre la polemica agita il Palazzo. Ce n'è abbastanza perché Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, chieda le dimissioni di Nordio, già in difficoltà dopo la sconfitta nel referendum: "Meloni non può far finta di nulla. Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano. Nordio deve fare un passo indietro". "Serracchiani prima di chiedere le dimissioni si rilegga i codici", risponde in tempo reale il Guardasigilli che poi, a razzo, autorizza la procura generale a svolgere la nuova inchiesta, In effetti, l'istruttoria era stata compiuta come sempre dagli uffici di via Arenula che si erano appoggiati alla Procura generale di Milano. E tutti avevano dato disco verde: "Il quadro era completo - spiega ora il sostituto pg Gaetano Brusa - e non emergevano dati anomali". Ora però Brusa riapre in fretta il dossier e i primi risultati delle nuove investigazioni potrebbero arrivare in tempi rapidissimi, addirittura in 24 ore. Il Fatto descrive una vicenda oscura, ai confini della cronaca nera, fra degrado e corruzione: Minetti e il compagno avrebbero fatto causa ai genitori biologici per ottenere l'affidamento del bambino. In seguito sarebbe accaduto di tutto: la madre sarebbe scomparsa a febbraio scorso, e anche l'avvocata che la difendeva avrebbe fatto una brutta fine, morendo carbonizzata. Insomma, si aspetta con ansia un chiarimento da parte dell'autorità giudiziaria. La grazia può forse essere revocata, anche se il tema è scivoloso e di fatto senza precedenti. Il punto di partenza è la sentenza della Corte costituzionale che ha affidato al solo presidente della Repubblica il potere della clemenza, ma consegna l'attività istruttoria al ministro. Se questo è la divisione dei compiti istituzionali, allora un costituzionalista come Stefano Ceccanti ritiene che si possa tornare indietro e cancellare quel che si era concesso. In quel caso, Minetti dovrebbe scontare la pena, non in carcere ma ai servizi sociali. "Quando ha commesso i reati era molto giovane - le parole della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni al Corriere della sera un paio di settimane fa - oggi fa volontariato".
E poi aveva aggiunto: "Mi ha ferito la malafede di chi davvero pensa che un condannato possa avere un trattamento privilegiato". Ora la situazione potrebbe cambiare. Il Quirinale vuole risposte certe e rapide. Il sospetto non può aleggiare sul Colle, anche se la soluzione del caso potrebbe passare per l'Uruguay.