Magistratura

I magistrati non pagano mai. Ma il conto è di 960 milioni

Il costo dei risarcimenti è enorme, circa 29 milioni l'anno. I nomi di chi sbaglia? Un segreto

I magistrati non pagano mai. Ma il conto è di 960 milioni

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I dati più interessanti sono sempre quelli che non ci sono. Esempio a caso: si legge che il 14 per cento degli arresti domiciliari viene applicato col cosiddetto braccialetto elettronico ma non viene detto quanto incida il dettaglio che i braccialetti elettronici, in generale, non ci sono: se in Italia ne risultano attivi circa 5600 è difficile che se ne usino di più: per esempio per i tanti indagati che sono ancora in attesa di giudizio (solo 26 hanno il beneficio del braccialetto, e non sono quindi agli arresti preventivi) anche perché ci sono reati considerati, diciamo così, più mediaticamente sorvegliati come quelli previsti dalla legge 69 del 2019 (il cosiddetto Codice rosso) che occupano più di mille braccialetti per controllare gli stalker o presunti tali.

Un altro dato interessante (che nella relazione ministeriale non c'è) è ricavabile dall'Associazione Errorigiudiziari.com curata da Maimone e Lattanzi, due colleghi che hanno messo insieme sia le vittime di ingiusta detenzione sia quelle di errori giudiziari (non sono tecnicamente le stesse) con questo risultato: dal 1991 al 2023 i casi sono stati 31397 (poco più di 951 l'anno di media) ed è qui che la spesa complessiva dello Stato, tra indennizzi e risarcimenti, diventa mostruosa: 960 milioni 781 mila euro, mediamente 29 milioni e rotti all'anno.

Un altro dato particolare, che pure manca, è questo: si legge che dal 2018 al 2023 sono state risarcite 4.368 persone ingiustamente arrestate (per una somma complessiva di 193 milioni e mezzo) ma non si dice a chi dobbiamo tutti questi errori quando di errori si tratta: dal 2017 al 2023, infatti, sono state avviate 87 azioni disciplinari contro magistrati, ma lesito è il seguente: 44 casi di «non doversi procedere», 27 assoluzioni, 8 censure, 1 ammonimento e 7 ancora in corso. Se ne deduce non soltanto che more solito - i magistrati non pagano mai sul piano disciplinare, ma che anche i pochi sanzionati non sappiamo neanche che nome abbiano: come succede infatti anche ai minori e alle vittime di violenze sessuali, i magistrati non si possono nominare in virtù di una disposizione del Csm datata 27 agosto 2008.

Per il resto, i dati che ci sono bastano e avanzano. Soffermiamoci su quelli meno ovvi. Sappiamo che dall'avvio del Nuovo Codice del 1989 il vecchio carcere preventivo avrebbe dovuto essere sostituito con l'attuale «custodia cautelare» da adottarsi come «extrema ratio», intesa come rimedio eccezionale, ultima possibile soluzione dopo aver tentato invano ogni altra via. La risposta immediata fu Mani pulite (il carcere come regola) ma ci si attendeva comunque che nel tempo s'avanzasse un raffreddarsi dei bollori giustizialisti (e le carceri italiane strapiene) che riportasse a più miti consigli in linea con la media europea. Non è stato così. Nel 2018 le misure cautelari in carcere sono state 31970 e sono diminuite fino al 2021 arrivando a così a 24126, dato incoraggiante, ma ora si riassiste a un rialzo: 24654 nel 2022 e 24746 nel 2023. Si ricorre al carcere nel 32 per cento dei casi e agli arresti domiciliari nel 25 per cento, ma non solo: a decidere le misure cautelari sono per i tre quarti delle volte i gip (giudici delle indagini preliminari) e questo ci conferma che è ancora e sempre la fase preliminare (le indagini, insomma) a fare la parte del leone anche mediaticamente: sicchè il processo e la sua cultura, ciò che doveva essere al centro del Nuovo Codice, in Italia continuano a cedere il passo a una mentalità inquisitoria da Codice Rocco. Un dettaglio su questo, anzi un consiglio in forma bonaria: se siete sospettati di un reato cercate di non farvi indagare a Napoli, perché da quelle parti si ricorre alla custodia cautelare nel 51,1 dei casi. Dopodichè, in termini di ingiusta detenzione (per la quale nel 2023 lo Stato ha speso 27.844.

794 milioni di euro) cercate invece di farvi incarcerare a Reggio Calabria, che ha il record degli indennizzi: 8.019.396, seguita da Palermo con 3.845.580. Se possibile, in generale, cercate di non farvi incarcerare proprio, e soprattutto non in Italia.

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