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I Paesi del Golfo uniti per la difesa dei cieli. E gli attacchi iraniani diventano un autogol

Dopo il raid a sorpresa, respinti missili e droni. Così Teheran ha perso possibili alleati

I Paesi del Golfo uniti per la difesa dei cieli. E gli attacchi iraniani diventano un autogol
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L'autogol dell'Iran: con quella reazione ha perso il Golfo. Così l'Arabia Saudita descrive la postura di Teheran e al contempo cerca la quadra sia per garantire la riapertura e la piena sicurezza dello Stretto di Hormuz, sia per rafforzare la propria posizione come interlocutore fondamentale in chiave stabilizzazione futura.

La sicurezza dei mercati energetici e delle rotte marittime è priorità immediata, per questa ragione il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, ne ha parlato al telefono con il presidente russo Vladimir Putin e con il primo ministro dell'India, Narendra Modi. Da entrambi ha incassato la preoccupazione sui rischi reali che la zona del conflitto si espanda, mentre Modi ha condannato apertamente i recenti attacchi all'Arabia Saudita, sottolineando che violano la sua sovranità e integrità territoriale. Poche ore prima era stato il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump dai microfoni della Cnn a certificare che l'attacco dell'Iran ai paesi del Golfo in risposta dei raid israeliani e americani "è stata la sorpresa più grande". Anche perché l'Arabia Saudita rispetta la Dichiarazione di Pechino del 2023, rifiutandosi di consentire che il suo territorio o il suo spazio aereo vengano utilizzati per attaccare l'Iran.

Il giro di orizzonti di Bin Salman ha compreso anche un contatto telefonico con Ursula Von der Leyen e Recep Tayyip Erdogan, nella consapevolezza che il Regno potrebbe scendere in campo a difesa del proprio territorio. Per questa ragione i ministri dei sei Paesi del golfo si sono riuniti per lavorare ad una posizione comune, certi che la regia politica ruota attorno alle scelte di Mbs.

Nel mezzo la difesa militare, con il portavoce del ministero della Difesa saudita, il generale Turki al-Maliki, che ha annunciato la distruzione di cinque droni aerei ostili nei pressi della base aerea Prince Sultan. In precedenza altri due droni avevano tentato di colpire la raffineria di Ras Tanura, vicino a Dammam, chiusa a scopo precauzionale.

Non solo Riyad: il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato di aver intercettato nove missili balistici, sei missili crociera e 148 droni provenienti dall'Iran. Di fatto Abu Dhabi è il paese del Golfo Persico più preso di mira da Teheran, anche per via della sua leadership nell'industria petrolifera. Persino l'Oman, nella regione il paese più vicino a Teheran, è stato attaccato dall'Iran senza avere sul proprio suolo nemmeno una base militare statunitense. L'aeronautica del Qatar invece ha abbattuto due bombardieri Sukhoi Su-24 iraniani.

L'Emiro del Qatar, lo Sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani, ha ricevuto una telefonata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto informazioni sulla situazione dopo gli attacchi iraniani, "esprimendo la condanna dell'Italia per tale aggressione e il suo sostegno allo Stato del Qatar e al suo popolo in queste circostanze eccezionali".

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