Elly Schlein si vede già a Palazzo Chigi, con Giuseppe Conte alla Farnesina e Maurizio Landini al ministero del Lavoro. Matteo Renzi avalla i sogni della segretaria del Pd: "Io penso che Elly Schlein, che sono stato contento di vedere con Obama, sia pronta ad assumere il ruolo di leader della coalizione", dice in un'intervista a Repubblica. Ma lontano dai taccuini, l'ex rottamatore lavora per consegnare la leadership del campo largo a Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo, oggi europarlamentare dem. Schlein sogna e fa i conti a tavola senza l'oste. La segretaria è volata a Toronto per incassare l'endorsement dei democratici americani. Al raduno mondiale dei progressisti in Canada la leader del Pd ha avuto un colloquio con l'ex presidente Usa Barack Obama. È stata ribattezzata "missione Chigi". Al Nazareno l'euforia è alle stelle: " giusto che la leader del principale partito di opposizione mantenga i rapporti con i leader internazionali e che la sua leadership possa avvantaggiarsi di queste relazioni", analizza al Giornale un dirigente dem. Schlein si muove tra Obama e Sanchez. Ha praticamente abbandonato la battaglia sui vecchi temi: salario minimo, sanità e scuola. Però, euforia a parte, la vittoria è tutt'altro che scontata. A dirlo non sono i sondaggisti vicini al centrodestra. Ma sono i padri nobili del Pd che frenano l'entusiasmo nel campo largo. Romano Prodi smonta le primarie evocate da Schlein per scegliere il leader: "È un favore al centrodestra". Non c'è solo il professore a far da guastafeste. I dubbi riconcorrono anche un'altra vecchia mente della sinistra come Massimo D'Alema. Mentre a Dario Franceschini i conti (tra collegi e proporzionale) non tornano più. Tra i ragazzi di Elly si spartiscono i ministeri. I saggi ragionano sulle insidie nella sfida con Giorgia Meloni. Pierluigi Castagnetti, tra i fondatori del Pd, all'incontro "Costruttori di pace" a Catania, fa il punto sullo stato di salute del campo largo: "Penso che il centrosinistra possa tornare a vincere ma deve parlare di politica, deve parlare del ruolo dell'Europa e come l'Italia nella sua dimensione nazionale può contribuire a fare recuperare all'Europa l'ambizione di contare nel mondo. Bisogna che i leader politici si rendano conto che senza assumere nel loro modo di pensare la dimensione internazionale è difficile che le cose possano cambiare". A frenare le ambizioni di Schlein ci pensa anche Graziano Delrio, punto di riferimento dell'ala riformista nel Pd: "La premier Giorgia Meloni sa fiutare l'aria ed è brava ad adattarsi. L'errore peggiore per noi del centrosinistra sarebbe sottovalutarla e pensare la destra ormai al capolinea. La partita è lunga e bisogna giocarla. Poi, certo, molto dipenderà da quello che Meloni farà, al di là delle parole", spiega in un'intervista a La Stampa. Partita lunga, che Meloni non ha ancora iniziato a giocare.
Ritornando a Matteo Renzi, dicevamo: l'ex premier lancia Schlein con tanti dubbi e mosse sotterranee. Se il centrosinistra farà le primarie? "Dipenderà dalla legge elettorale - spiega Renzi a Repubblica - se non ci saranno. Se invece ci saranno le primarie parteciperemo anche noi come Casa riformista".