Una doccia fredda per il Fronte del No, tra le truppe di sinistra impegnate nella battaglia per bloccare nelle urne del 22 marzo la riforma della Giustizia: l'annuncio di Giuliano Pisapia, ex sindaco rosso di Milano, del suo Sì alla riforma disorienta e indigna i "puri e duri" della sua parte politica. Ma l'uscita di Pisapia ha anche l'effetto di dare invece nuova voce a chi, all'interno dello schieramento progressista, rifiuta di trasformare il referendum in un voto pro o contro il governo e difende una riforma che in larga parte raccoglie proposte passate proprio della sinistra.
A mandare su tutte le furie gli ultras del No è anche il canale scelto da Pisapia per rendere nota la sua decisione. Pressato da settimane dalla stampa perché uscisse allo scoperto, l'ex sindaco - nonché ex deputato di Rifondazione ed ex eurodeputato del Pd - manda un messaggio Whatsapp al cronista del Giornale che da tempo gli chiedeva una intervista. Nessuna intervista, ma un annuncio secco: "Voto sì". Tanto basta per scatenare ieri mattina, appena il Giornale arriva in edicola, un terremoto all'interno dei sostenitori del No, con Pisapia attaccato e insultato in modo brutale: "traditore", "non è mai stato di sinistra", "a un giornalaccio del genere", "soffre di qualche malattia di anzianità". E anche chi non si abbassa agli insulti ha reazioni severe al Whatsapp di Pisapia, "vi assumete una responsabilità storica imperdonabile", lo accusa uno dei coordinatori milanesi del No, Marco Dal Toso. Da diverso tempo, spiega chi lo conosce bene, Pisapia aveva maturato una scelta convinta a favore del Sì. Una scelta da giurista garantista, nel solco di altre scelte fatte in passato: nel 2001, quando era deputato di Rifondazione comunista, aveva presentato insieme a Giovanni Russo Spena un disegno di legge sulla separazione delle carriere tra giudici e pm: l'appoggio alla riforma costituzionale del centrodestra, insomma, non è frutto di senilità nè di tradimento ma è il seguito coerente di una linea perseguita da sempre, nel solco del codice di procedura penale scritto da suo padre Giandomenico. Il dubbio di questi giorni, per Pisapia, era come rendere nota la sua scelta, per evitare quanto possibile che finisse nel tritacarne delle polemiche furiose della campagna referendaria. Da lì nasce la decisione del messaggino al Giornale. L'annuncio secco di una scelta, senza addentrarsi almeno per ora in motivazioni in grado di essere fraintese o strumentalizzate.
L'ex sindaco si aspettava certamente le reazioni polemiche della sinistra pro-giudici, ma sapeva anche di parlare a una parte di riformismo raziocinante già schierato per il Sì, che adesso trova in lui una voce di grande autorevolezza. Come scrive ieri Pietro Bussolati, consigliere regionale del Pd, e segretario cittadino del partito ai tempi della giunta Pisapia: "Conoscendo i testi e i pensieri di Giuliano non ho mai avuto dubbi sul suo voto. Spero che la sua dichiarazione del voto per il Sì possa sgombrare dal campo la lotta tribale e far sì che si possa in questi giorni dialogare nel merito di una riforma che mi convince". Pina Picierno, eurodeputata del Pd schierata per il Sì: "Non avevo dubbi che un uomo coerente, garantista, di sinistra e con una solida cultura del diritto avesse questa posizione".
E poi c'è Giuseppe Sala, il successore di Pisapia a Palazzo Marino: che ha alle spalle una storia assai più moderata di Pisapia, ma si trova scavalcato da lui sul fronte del garantismo. Sala voterà No, e venerdì prossimo chiuderà la campagna referendaria insieme a Elly Schlein. "Pisapia voterà sì? Io rispetto tutte le opinioni. Non è una questione ideologica" è la reazione del primo cittadino.