Ancora con la storia della morbosità e della destra guardona che spia sotto le lenzuola di casa Salis. L'eurodeputata Avs si è subito rifugiata nel glossario della classica sinistra anti Meloni per ribadire l'assoluta mancanza di legami sentimentali con l'amico-assistente. Ilaria Salis può stare con chi vuole, non è una questione moralistica. Purché non assuma a spese nostre un portaborse se risulta esserne il fidanzato. Non perché sia sconveniente: semplicemente le regole Ue lo vietano. Eppure le sue versioni sono un continuo arrampicarsi sugli specchi, uno stridio sul ghiaccio dell'incongruenza. Dalle sue parti si condividono residenze anagrafiche e camere d'albergo per compagnismo, tanto per non usare nel suo caso il termine cameratismo. Se lei gioca la propria parte per sottrarsi a un pasticcio veramente grosso (l'assunzione del compagno), bisogna dire che la stessa sinistra estrema le corre in soccorso. Quella che ad ogni parvenza di violazione delle norme si precipita in Procura, scrive esposti tombali, pretende giustificazioni pubbliche e anche private.
L'osservanza delle norme è un dovere civico, addirittura doppio per un politico che deve rispondere ai cittadini. Ma anche qui, c'è infrazione e infrazione. Dipende sempre da chi è sospettato. Alla Salis pare che tutto sia concesso, una privilegiata che gode di protezione e garanzie sconosciute a tanti eletti per i quali non si fanno mai sconti. I viaggi aerei della premier con la figlia, le auto blu di servizio, l'azienda aperta prima dell'impegno pubblico. In questi casi esiste la condanna preventiva che anticipa addirittura la richiesta di chiarire, di spiegare, di riferire in aula.
Ma perché Avs, una combriccola di estremisti con seggi ovunque e Tesla in garage, non ha interesse a chiarire il caso Salis-Bonnin? Fosse solo per smentire quella fastidiosa etichetta che non riescono mai a scollarsi: integerrimi solo con gli altri.