In un tempo dominato dall'incertezza, mentre i venti di guerra alterano gli equilibri globali ed espongono i mercati al costante rischio della volatilità, c'è un asset che continua a distinguersi per resilienza e per capacità di sottrarsi alle turbolenze: le infrastrutture. Le grandi opere strategiche, fisiche o digitali che siano, poggiano infatti su una progettualità di lungo periodo che le mette al riparo dagli choc momentanei, grazie a una capacità intrinseca di creare valore futuro. Per questo piacciono agli investitori. All'evento Ferrovie, ponti e strade: oltre i confini, organizzato ieri a Milano da Il Giornale con il settimanale economico Moneta, i più autorevoli protagonisti dell'industria e del mondo bancario si sono confrontati proprio sull'argomento. Sul palco, Mauro Micillo (Chief Divisione IMI Corporate & Investment Banking Intesa Sanpaolo), Fabio Senesi (Direttore Ricerca e Sviluppo RFI) e Riccardo Toto (Direttore Generale Renexia).
Nella tavola rotonda moderata da Hoara Borselli è stato proprio a Micillo a mettere a fuoco il tema. «Le infrastrutture rappresentano l'elemento meno volatile in questo contesto geopolitico. Investire in questo ambito significa infatti cogliere le opportunità di crescita nel mondo, con un ritorno in termini di stabilità e diversificazione. Il fatto che Intesa Sanpaolo sia presente in 25 Paesi è un grande vantaggio: interfacciandoci con mercati molto diversi, importiamo strategie che ci danno competitività e respiro internazionale. La crescita del settore è costante e difatti tanti fondi stanno investendo in questa direzione», ha affermato Micillo, sottolineando la necessità di combinare risorse private e pubbliche per la realizzazione di progetti importanti e sostenibili dal punto di vista finanziario. E ancora: «L'Europa rappresenta un fulcro di rinnovato interesse per gli investimenti dei grandi fondi infrastrutturali. Intesa Sanpaolo sta lavorando a una serie di iniziative ed è protagonista anche nel ruolo di advisory».
Di infrastrutture su rotaia ha invece parlato Senesi, rimarcando la leadership italiana nelle tecnologie ferroviarie. «Siamo figli della sfida vinta sull'Alta Velocità, nel ventennale della linea Roma-Napoli, e ora esportiamo le nostre competenze in tutta Europa, in particolare in Francia, Inghilterra e Germania. Il focus adesso è sui nodi urbani, per decongestionare il traffico ed evitare colli di bottiglia grazie all'ausilio della tecnologia. Rfi da sola gestisce oltre 17mila chilometri di rete; l'obiettivo è puntare sull'innovazione per anticipare la naturale obsolescenza. Lo facciamo con la sensoristica, la digitalizzazione e i droni terrestri. Nel futuro arriveranno anche i treni a guida autonoma», ha spiegato il manager. Il Pil ferroviario, ha aggiunto, «è a due cifre, ma servono professionalità adeguate per mettere a terra i nostri investimenti».
Nel dibattito sulle infrastrutture è emersa quindi l'importanza degli asset energetici. Toto ha così raccontato il forte impegno di Renexia sull'eolico offshore: «Contribuirebbe per il 30% all'energia del Paese, stabilizzando anche i prezzi in bolletta. Solo con l'indipendenza energetica è possibile la crescita. Si tratta di una soluzione concreta, che preserva l'ambiente e garantisce anche la sostenibilità economica. Questo settore può valere 60 miliardi e stiamo lavorando per realizzare in Italia anche la componentistica: in Abruzzo daremo lavoro a 3600 persone».
Toto ha quindi auspicato un cambio di paradigma nell'approccio al tema: «È necessario il mix energetico, quindi gas, rinnovabili e nucleare
in futuro. In passato c'è stata troppa ideologia, ora però attenzione a non essere altrettanto ideologici al contrario, credendo che le rinnovabili costino troppo. Non è così, il Paese non può perdere questa opportunità».