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"Italia centrale nell'Artico. Iran, noi dalla parte giusta. I 5s ossessionati da Trump"

Il ministro della Ricerca Anna Maria Bernini: "Finisce un ordine mondiale come l'abbiamo conosciuto"

"Italia centrale nell'Artico. Iran, noi dalla parte giusta. I 5s ossessionati da Trump"

"Il dato politico di oggi è che, grazie a questo governo, l'Italia sulla politica estera sta dove deve stare, a difesa di popoli che combattono per la propria libertà, da Kiev a Teheran". Inizia dall'Ucraina e dall'Iran questa conversazione col ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, e arriva fino alla Groenlandia. Oggi Bernini presenterà assieme a Crosetto e Tajani a Villa Madama a Roma la strategia italiana sull'Artico.

Ha appena concluso una riunione al ministero per i nuovi 60mila posti nei collegi degli studenti. Veste un tailleur nero pantalone, il suo outfit abituale, indossato anche in Campidoglio alla commemorazione dell'ex ministro Valeria Fedeli ("le volevo molto, avrei dovuto vestirmi di rosso, un colore che adorava)".

Che ruolo giocheremo nell'Artico?

"La ricerca è l'anello di congiunzione tra una politica estera responsabile e una difesa che rappresenta una garanzia essenziale di sicurezza. Il 3 e 4 marzo Roma ospiterà l'Arctic Circle Rome Forum Polar Dialogue, un appuntamento che conferma il ruolo centrale dell'Italia in un'area di crescente importanza strategica".

Il mondo è una polveriera. Quale è il filo che unisce i diversi teatri di instabilità?

"La fine di un ordine mondiale per come l'abbiamo conosciuto finora. In un mondo sempre più confuso e interconnesso, l'interesse nazionale si gioca, in larga parte, fuori dai confini nazionali. La parola chiave per tutelarlo è sicurezza: sostenere Kiev significa garantire la sicurezza europea, che della democrazia è una pre-condizione; puntare su ricerca e diplomazia scientifica significa investire in sicurezza e pace: rafforzare l'Europa, nell'ambito dell'Alleanza atlantica, garantisce più sicurezza in un mondo che non si può lasciare alla logica del più forte".

Il regime degli ayatollah a Teheran sembra al capolinea, anche per il sostegno degli Stati Uniti agli insorti. È pronta a scendere in piazza per i giovani e le donne iraniane?

"Certo, siamo con il popolo iraniano, vittima di un feroce massacro. Serve stare dalla parte giusta, senza calcoli e doppi standard. Diplomazia, sanzioni mirate ma anche dialogo. L'Italia accoglie una importante comunità di studenti iraniani che sosteniamo con oltre 10mila borse di studio. Il ponte tra le nostre comunità accademiche è una connessione potente che va rafforzata oggi più che mai, come investimento concreto nella libertà e nella dignità del popolo iraniano".

In Parlamento i Cinque stelle si sono sfilati da una mozione bipartisan. Perché?

"Un'eccezione di cui mi rammarico. È francamente inspiegabile che alcune parti del cosiddetto campo largo facciano prevalere l'ossessione per Trump, unita a calcoli interni, al sostegno a un popolo che lotta per la propria libertà".

Quali scenari apre il referendum di marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati?

"Quello di una giustizia giusta. La riforma non tocca l'indipendenza della magistratura, la rafforza. La separazione delle carriere è una valorizzazione del lavoro dei magistrati, chiarisce i ruoli, da garanzie in più per i cittadini. Chi sostiene il contrario lo fa in malafede".

Vede ricadute per il governo?

"Gli italiani daranno un segnale chiaro di cambiamento e di fiducia in una giustizia più equilibrata e più credibile. E vedo segnali di novità importanti in quella parte della sinistra che vota sì. Le parole di Augusto Barbera, già parlamentare Pci e autorevole presidente della Corte costituzionale, che ha definito questa riforma liberale sono la prova provata della malafede dei trombettieri dell'allarme democratico".

Lei è un dirigente di Forza Italia dalla fondazione. Come arriverà il partito al congresso dei prossimi mesi? Vede la candidatura unica di Tajani o segue outsider come Occhiuto?

"Forza Italia sopravvive a Berlusconi nel nome di Berlusconi perché le idee alla base di quella straordinaria intuizione liberale di 32 anni fa avevano un valore ieri e ce l'hanno ancora oggi. Grazie allo straordinario lavoro di Antonio Tajani e del suo gruppo dirigente siamo una forza centrale e decisiva per costruire consenso oltre la coalizione di centrodestra".

E il congresso?

"Forza Italia è un partito liberale. È giusto, anzi positivo, che ci si confronti in un congresso, che ciascuno possa esprimere la propria visione. Ma l'importante è che sia l'occasione per parlare al Paese del Paese e non a noi di noi stessi. Deve rappresentare il momento per offrire una casa anche a tutti quei moderati che non si riconoscono in una coalizione sempre più spostata a sinistra. Rafforzare Forza Italia significa avere un centrodestra più forte".

La sua riforma dell'accesso alla facoltà di Medicina, con la sostituzione dei test d'ingresso con il semestre aperto, ha creato molte polemiche. Perché?

"Per oltre vent'anni i test d'ingresso hanno respinto 80 mila studenti l'anno. Oggi abbiamo aperto le porte a oltre 50 mila studenti, di cui oltre la metà frequenterà corsi di studio di area medica. Il semestre aperto ha finalmente allargato il diritto allo studio scardinando un sistema di interessi incancrenito, rappresentato da avvocati e società di formazione privata".

Lei stessa riconosce che la riforma può essere migliorata. In base ai primi dati, si è già fatta un'idea degli interventi da apportare?

"Il semestre aperto non è calato dall'alto. Non è la riforma Bernini nel senso caricaturale che qualcuno racconta.

È una riforma nata in Parlamento, ha accolto istanze di maggioranza e opposizione. L'abbiamo fatta insieme e insieme la miglioreremo. Pensiamo a lezioni più lunghe e più tempo per lo studio. Ma il principio è giusto e funziona. Indietro non si torna".

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