Da Napoli a Milano, il premier sta perdendo il territorio

L'elenco di amministratori locali con cui Renzi fatica ad entrare in sintonia, dunque, si va allungando di giorno in giorno. Non solo dentro il Pd, ma anche alla sua sinistra

Da Napoli a Milano, il premier sta perdendo il territorio

L'elenco di va allungando di giorno in giorno. E pure se oggi le frizioni degli ultimi mesi con i vari Ignazio Marino, Rosario Crocetta e Vincenzo De Luca sono di fatto silenziate, nessuno dubita che prima o poi la tensione tornerà a salire. Quelle avute con Matteo Renzi, d'altra parte, sono incomprensioni difficili da superare. Soprattutto con il sindaco di Roma e il governatore della Sicilia, di cui il premier ha più volte in privato auspicato le dimissioni, considerando la loro situazione ai limiti dell'indifendibile. C'è poi il caso del neopresidente della Campania, che si è candidato contro il volere del segretario del Pd e che ha vinto comunque, in barba a Matteo e alla legge Severino.

Con il territorio, insomma, Renzi fa fatica. E la conferma arriva da Milano e Napoli, protagoniste nel 2011 della rivoluzione arancione che vide trionfare Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris. Il primo ha fatto da tempo sapere che non intende ricandidarsi, aprendo una vera e propria voragine nel centrosinistra in vista delle amministrative della prossima primavera. Perdere Milano, infatti, sarebbe un colpo duro per l'inquilino di Palazzo Chigi. Tanto che il premier avrebbe fatto molte pressioni su Pisapia per fargli cambiare idea. Ma tra i due, si sa, non corre buon sangue dalle primarie del Pd del 2012. Al primo turno il sindaco di Milano si schierò con Nichi Vendola e al secondo con Pier Luigi Bersani. Per uno convinto di sé come Renzi, un vero e proprio affronto.

Ieri ci si è messo pure De Magistris. Che tanto per gradire ha proclamato Napoli «città derenzizzata». «Perché - ha scritto su Facebook - siamo per la democrazia, per la diffusione del potere, per la distribuzione del denaro, per la lotta alle diseguaglianze, per la giustizia e per il popolo». Poi l'affondo: Renzi è un premier «non eletto ma nominato dalla casta».

L'elenco di amministratori locali con cui Renzi fatica ad entrare in sintonia, dunque, si va allungando di giorno in giorno. Non solo dentro il Pd - alla lista manca il presidente della Puglia Michele Emiliano, che nonostante la tregua armata dei giorni scorsi resta uno dei capifila degli antirenziani - ma anche alla sua sinistra, vedi i casi di Pisapia e De Magistris. Il rischio - sempre più concreto - è che queste violente tensioni si possano ripercuotersi non solo sull'immagine di Renzi ma anche sulla tornata amministrativa di primavera. Quando Milano e Napoli - e Roma se Marino non riuscisse a restare in sella - saranno determinanti per stabilire vincitori e vinti.

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