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L'avviso agli agenti e lo stop in strada. La spinta di Leone: "Siamo con voi"

Pizzaballa alla polizia: "Nella basilica non si può vietare la celebrazione". I contatti con la Segreteria di Stato. Nuove tensioni Tel Aviv-Santa Sede

L'avviso agli agenti e lo stop in strada. La spinta di Leone: "Siamo con voi"
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Domenica delle Palme amara per il cardinale Pierbattista Pizzaballa.

Il caso dell'accesso negato nella basilica del Santo Sepolcro al patriarca di Gerusalemme dei Latini e al custode di Terra Santa padre Francesco Ielpo è tornato a logorare i rapporti già ridotti ai minimi termini tra Santa Sede e Israele. La Segreteria di Stato è stata sicuramente informata del duro comunicato di protesta emesso dal Patriarcato latino di Gerusalemme e della Custodia di Terra Santa per denunciare quello che è stato definito "un grave precedente". Una linea condivisa in Terza Loggia e che riecheggia in maniera più morbida nelle parole del Papa all'Angelus. "Siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi", ha esclamato Leone XIV quasi contemporaneamente all'uscita della notizia del divieto.

Nelle ore successive, mentre da Meloni a Macron montava la solidarietà nei confronti di Pizzaballa, all'interno dei Sacri Palazzi si valutava attentamente quale passo compiere. L'inevitabile irritazione del Papa e del suo segretario di Stato Pietro Parolin ha fatto i conti con la prudenza di fronte a una domanda rimbalzata da Gerusalemme fino a Roma: è stato un errore della polizia israeliana o un ordine dall'alto? Persino i francescani in Terra Santa ieri erano più orientati a dare la colpa ad un eccesso di zelo degli agenti. Un'applicazione rigida delle norme entrate in vigore dal 28 febbraio che hanno imposto il divieto d'accesso e di celebrazioni al Santo Sepolcro.

Motivi di sicurezza, hanno spiegato le autorità israeliane giustificando l'accaduto di ieri. In effetti, dall'inizio della guerra con l'Iran diversi frammenti di missili sono caduti nei pressi del luogo di culto. Fonti vicine al Patriarcato latino di Gerusalemme riferiscono al Giornale che prima dell'incidente di ieri mattina c'era stato uno scambio epistolare con le autorità israeliane. Un dirigente della polizia israeliana aveva avvertito in una lettera che non sarebbero state permesse celebrazioni. Un diktat respinto al mittente dal Patriarcato e dalla Custodia che come autorità sulla basilica riconoscono soltanto le usanze dello status quo, ovvero le norme consuetudinarie che regolano la convivenza tra le diverse comunità religiose in loco. Pertanto il Patriarcato aveva replicato che la funzione ci sarebbe stata, presieduta dai soli Pizzaballa e Ielpo per i soli francescani che vivono nel Santo Sepolcro, ma chiusa al pubblico.

L'incidente di ieri è stato dunque un redde rationem che ha portato allo stop delle due massime autorità ecclesiastiche cattoliche per i Luoghi Santi ma non ha impedito poi la funzione. Possiamo confermare che la comunità interna dei frati ha infatti celebrato ugualmente con solennità la domenica delle Palme nel Santo Sepolcro, mentre Pizzaballa e Ielpo hanno dovuto "ripiegare" nella basilica dell'Agonia, detta delle Nazioni, che si trova di fronte alla Porta d'Oro delle Mura di Gerusalemme. La Santa Sede, in ogni caso, vuole andarci con i piedi di piombo. Le relazioni diplomatiche con Israele si sono deteriorate all'indomani del 7 ottobre 2023 proprio alla luce di una dichiarazione dei patriarchi cattolici di Gerusalemme giudicata "deludente e frustrante" dall'ambasciata israeliana. Le reazioni sgradite di Francesco all'escalation a Gaza hanno peggiorato la situazione ma l'elezione di Leone XIV non ha portato ancora all'attesa normalizzazione dei rapporti. Un nuovo scontro c'è stato lo scorso ottobre quando il cardinale Parolin aveva condannato la modalità con cui l'attuale governo israeliano "ha operato e sta operando a Gaza e nel resto della Palestina".

Ora, di fronte allo sgarbo fatto a Pizzaballa, la Santa Sede non può protestare ufficialmente tramite il suo nuovo nunzio in Israele, monsignor Giorgio Lingua, che è appena arrivato e non ha ancora presentato le lettere credenziali.

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