Rivedere un Papa sotto attacco, come in questi giorni, ha rievocato in chi ha buona memoria le continue critiche indirizzate a Benedetto XVI negli anni del suo pontificato. Tra le accuse spesso ingenerose e talvolta anche calunniose rivolte a Ratzinger c'è stata persino quella di aver coperto un prete pedofilo in Germania. Una menzogna rispolverata pure pochi mesi prima della morte, provocando all'ormai anziano e fragilissimo Papa emerito un dolore profondo. In realtà, Benedetto XVI - di cui oggi ricorre il novantanovesimo anniversario della nascita celebrato con una messa a San Pietro presieduta dal cardinale Kurt Koch - è stato il Papa che ha fatto di più contro la piaga degli abusi nella Chiesa. Un riconoscimento che gli è stato tributato dal suo futuro successore, Robert Prevost in una lettera del 22 febbraio 2013 rimasta sconosciuta al grande pubblico.
All'indomani della notizia della rinuncia al papato, l'allora superiore degli agostiniani prese carta e penna per esprimere "gratitudine, lealtà, ammirazione e sostegno" al Papa teologo "per tutto quello che ha fatto per la Chiesa durante gli anni del Suo servizio e per il grande coraggio che ha dimostrato nel prendere la decisione di rinunciare al Ministero Petrino". Il futuro Leone XIV elogiò il suo predecessore per "l'insegnamento chiaro e la promozione della fede fino alla ricerca della verità" così come per la sua "visione della Chiesa" e gli "sforzi per promuoverne l'unità". Parole che, rileggendole oggi, suonano come un'anticipazione delle linee guida dell'attuale pontificato. Ma il passaggio più significativo è senz'altro quello sul capitolo abusi. Prevost espresse a Benedetto la sua riconoscenza per la sua "guida costante sulla questione tragica e dolorosa degli abusi sessuali" ritenendolo "un altro contributo molto importante" del suo pontificato e riconoscendogli "determinazione nell'affrontarla". L'allora superiore degli agostiniani lodò "il senso pastorale esemplare e l'umiltà che ha spinto Vostra Santità a chiedere perdono alle vittime" sostenendo che la "Sua azione ha fatto bene ai membri della Chiesa, per non parlare di quanto è stato fatto agli altri al di fuori della Chiesa che guardano sempre con attenzione a come siamo capaci di rispondere a un argomento tanto doloroso e complesso".
Parole non formali che denotano la grande stima di Leone XIV per il Papa tedesco e per la sua opera interna di pulizia a tutela dei minori che concretizzò la denuncia fatta da cardinale nella Via Crucis del 2005 contro la "sporcizia che c'è nella Chiesa".
Nella sua lettera Prevost fece cenno all'"amore per sant'Agostino", espresso così frequentemente" durante il pontificato ratzingeriano e anche la sollecitudine dimostrata nei confronti del suo ordine con la creazione a cardinale del confratello Prosper Grech, primo agostiniano nel sacro collegio dopo 111 anni. Parlando a Il Giornale, lo storico segretario di Benedetto XVI monsignor Georg Gänswein l'ha definita una lettera scritta "col cuore", spiegando che i due Papi sono "entrambi agostiniani e parlano lo stesso linguaggio". Secondo l'attuale nunzio in Lituania, sant'Agostino è stato "la stella polare" della vita di Ratzinger e hanno avuto "biografie comuni: il santo di Ippona voleva fare solo il teologo ma ha dovuto fare il vescovo, così anche Benedetto non voleva fare il Papa ma l'ha dovuto fare". Gänswein ha svelato a Il Giornale che Ratzinger rimase colpito dal futuro Leone XIV già nel 2007, durante la visita alla tomba di sant'Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia. "L'allora padre Prevost - ha raccontato Gänswein - fece un discorso di saluto e più tardi Benedetto commentò dicendomi che era stato bellissimo".
Padre Francesco Maria Giuliani, agostiniano amico di vecchia data di Prevost e presente quel giorno a Pavia, ha ricordato a Il Giornale che in basilica un confratello "rimproverò" scherzosamente il Papa dicendogli che si sarebbe dovuto chiamare Agostino I e non Benedetto XVI. Una battuta che fece scoppiare a ridere sia Ratzinger che Prevost. Padre Giuliani non ha dimenticato il momento in cui ringraziò il Papa tedesco per il tanto bene che aveva fatto alla figura di sant'Agostino: "Mi rispose prontamente: È lui che ha fatto bene a me.
Per noi agostiniani Benedetto era una sorta di primo Papa agostiniano della storia". Ora c'è Leone XIV, un Papa agostiniano di nome e di fatto ma che ha tante affinità con quel suo predecessore così stimato e rimpianto nella lettera dopo la rinuncia.