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L'illusione europea: Newsom dopo Trump. Ma per il leader Dem l'Ue mai così lontana

Il governatore californiano indicato come futuro presidente: rischiamo l'irrilevanza

L'illusione europea: Newsom dopo Trump. Ma per il leader Dem l'Ue mai così lontana
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L'idea che l'era Trump sia solo una parentesi e che l'ascesa alla Casa Bianca di un leader come il californiano Gavin Newsom, almeno per il momento il più probabile un ipotetico presidente democratico, possa restaurare l'epoca d'oro del legame atlantico, è tanto diffusa quanto lontana dalla realtà, perché costituisce una valutazione che, tra le tante cose, ignora la metamorfosi antropologica subita dalla California negli ultimi cinquant'anni.

Oggi questo Stato non è più la "frontiera dell'Occidente" che Ronald Reagan guidò negli anni Settanta, ma è diventato il laboratorio di un'America post-europea. Con una popolazione che per oltre due terzi, circa il 67%, è di origine non europea e dove la componente bianca non ispanica è ridotta a una minoranza del 33%, il baricentro dell'identità collettiva si è spostato drasticamente.

Anche questo terzo di popolazione di origine europea vive in California ormai da così tante generazioni da aver perso quel legame e quella memoria che distinguevano i loro antenati; per loro l'Europa non è più percepita come un punto di riferimento identitario

La stragrande maggioranza dei cittadini californiani, siano essi regolari o residenti senza documenti, ha radici familiari, emotive e culturali che affondano nel bacino del Pacifico o nell'America Latina. Per questa classe dirigente e per il suo elettorato, l'Europa non è più la "madrepatria" da proteggere, ma un continente geograficamente e culturalmente remoto, spesso percepito come un rivale burocratico privo di un legame vitale con la realtà quotidiana di Los Angeles o San Francisco.

Questa distanza demografica si traduce in una visione politica che non ha più nell'Atlantico il suo asse portante. Se per la vecchia élite della East Coast, come Joe Biden, il Patto Atlantico era un dogma di fede, per un leader californiano moderno la priorità strategica è la stabilità del Mar Cinese Meridionale o il rapporto economico con i mercati asiatici.

In questo scenario, l'Europa rischia una ancora maggiore non rilevanza strategica per una sorta di distrazione strutturale. Un presidente californiano vedrebbe il mondo attraverso la lente della Silicon Valley, dove il potere è dettato dall'intelligenza artificiale e dalla supremazia digitale.

In tal senso, il rapporto con l'Europa potrebbe persino farsi conflittuale: laddove l'Unione Europea tenta di regolare i giganti tecnologici con leggi e tasse digitali, un'amministrazione californiana si sentirebbe in dovere di proteggere i propri "campioni nazionali", vedendo in Bruxelles un ostacolo burocratico all'innovazione americana.

Il paradosso è che, mentre la California si allontana dall'Europa per origine etnica e legami storici, sembra avvicinarsi ad essa solo sul piano dei valori progressisti estremi, come i diritti civili d'avanguardia. Tuttavia, anche questa sintonia è superficiale. L'esportazione della cultura identitaria californiana spesso collide con le radici cattoliche di molti paesi europei, Italia in testa, creando nuovi attriti diplomatici.

Chi in Italia attende un "nuovo Reagan" non comprende che quella California non esiste più.

Reagan guidava uno Stato in cui l'80% della popolazione era di origine europea ed era quindi ancora legato alla tradizione eurocentrica e alla difesa della civiltà occidentale; Newsom rappresenta invece uno Stato-Nazione che si interpreta come il centro della Globalizzazione, focalizzato sulla tecnologia e sul Pacifico, che ha già da tempo psicologicamente "divorziato" dalla vecchia famiglia europea. L'Europa si culla nell'illusione di un ritorno al passato, mentre la realtà mostra un'America che ha cambiato orizzonte e che non considera più l'asse Roma-Parigi-Berlino come il centro del mondo.

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