Puntano sul sistema automatico di frenata del tram le indagini sul deragliamento di venerdì pomeriggio in una via centrale di Milano. La Procura ha disposto accertamenti sul dispositivo di sicurezza cosiddetto "a uomo morto", che dovrebbe entrare in funzione e bloccare il mezzo in caso di malore del conducente. Malore, o svenimento, che lo stesso tranviere ha riferito di avere avuto nelle proprie dichiarazioni spontanee raccolte dalla polizia locale già nella serata dell'incidente che ha causato due vittime e circa 50 feriti.
Spiegano gli inquirenti che le verifiche sono in corso sul Tramlink della linea 9, un mezzo di ultima generazione, sequestrato subito dopo la tragedia. Il pm Elisa Calanducci, con il procuratore Marcello Viola, è al lavoro sui primi dati raccolti e non appena riceverà tutti gli atti dagli investigatori, procederà alla formale iscrizione (probabilmente domani) del tranviere, un 60enne con oltre 30 anni di lavoro all'Atm e descritto da tutti come "molto esperto". L'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo e lesioni colpose. Il sistema "a uomo morto" è progettato per arrestare automaticamente la corsa in caso di incapacità provvisoria del conducente. Il dispositivo rileva la pressione che il tranviere deve mantenere su un pedale e anche su una leva. Pressione che se viene a mancare per un certo periodo di tempo, determina il disinserimento automatico della trazione e l'attivazione della frenata di emergenza. L'intervallo temporale per farlo scattare può variare da pochi secondi a mezzo minuto.
A proposito dell'"uomo morto" fonti vicine all'azienda dei trasporti precisano che è sempre attivo a velocità superiore ai tre chilometri orari. "Per dimostrare di essere vigile alla guida - viene spiegato -, il tranviere deve premere il pulsante ogni 2.5 secondi. Se non lo fa, scatta un allarme sonoro. Se dopo altri 2.5 secondi dall'allarme il tranviere non preme il pulsante, il sistema di sicurezza fa scattare la frenata e l'arresto del mezzo, che per fermarsi ha necessariamente bisogno di spazio adeguato". Fonti qualificate riferiscono però all'Adnkronos che nessun allarme sonoro sarebbe stato registrato dal sistema di bordo e quindi trasmesso alla centrale. Un elemento che viene definito "oggettivo" e "neutro" rispetto al racconto del conducente, che nonostante il malessere potrebbe aver continuato a premere il comando manuale che certifica la presenza umana.
Il sistema dunque non ha funzionato correttamente? Oppure non si è attivato? È ciò che si vuole accertare. Potrebbe anche essere che la finestra temporale in cui si è sviluppato l'incidente di viale Vittorio Veneto, tra il malore del tranviere, che ha saltato due fermate prima dello schianto, e l'impatto contro il palazzo, sia stata troppo breve per far scattare il dispositivo di emergenza o comunque per renderlo efficace. Considerato anche che la velocità del tram che è definita "elevata", anche se non è stata stabilita con precisione. L'esatta durata di tale presunta corsa "cieca" è un altro dei perni dell'indagine. La Procura farà anche accertamenti sul cellulare del manovratore, per capire se invece fosse distratto in qualche modo, ha disposto le autopsie sulle vittime e affiderà a un esperto una consulenza cinematica. Sono state poi acquisite le immagini delle telecamere a bordo del mezzo. Il 60enne alla guida, che non ha riportato ferite gravi ed è stato dimesso, sarà sentito dai pm la prossima settimana. Tutti i dati tecnici del tram e in particolare del sistema di guida, digitalizzati e chiusi in una sorta di "scatola nera", sono stati raccolti e devono essere elaborati. Ieri si stava ancora procedendo all'identificazione di tutti i passeggeri, feriti e non. Una delle ipotesi su cui lavora la Procura è che il fattore umano - malore o errore - e quello tecnico - malfunzionamento o guasto - si siano combinati. Tuttavia, viene spiegato dagli inquirenti, la frenata di emergenza sarebbe dovuta entrare in funzione in ogni caso.
L'eventualità infine che la Procura possa chiedere ad Atm di ritirare i Tramlink per effettuare controlli precauzionali è considerata inverosimile. È una ipotetica decisione, si precisa, che è in capo esclusivamente all'azienda.