"Con la linea su Kiev la premier consacrata a partner privilegiato"

L'ex ambasciatore italiano negli Stati Uniti: "Sicura in politica estera, nonostante tutto"

"Con la linea su Kiev la premier consacrata a partner privilegiato"

«Per Meloni si tratta di un riconoscimento importante in quanto partner affidabile e interlocutore autorevole». Giovanni Castellaneta, ex ambasciatore italiano negli Usa, non ha dubbi che l'incontro il presidente Biden alla Casa Bianca abbia una rilevanza importante «in un momento in cui a livello europeo c'è una carenza di leadership, considerando la debolezza interna di Macron in Francia e Scholz in Germania, le difficoltà dell'UK dopo la Brexit e senza contare la Spagna dove l'esito delle elezioni potrebbe tradursi in una situazione di prolungato stallo». Il diplomatico è, dunque, convinto che «in questo contesto, l'Italia può porsi come punto di riferimento per gli Usa in Europa, sfruttando anche il fatto che l'anno prossimo il nostro Paese ricoprirà la presidenza di turno del G7».

I timori della stampa estera per una vittoria della Meloni sono spariti col sostegno a Kiev?

«Meloni ha dimostrato di confermare le linee guida fondamentali della politica estera italiana, basate su europeismo, atlantismo e vocazione mediterranea, riprendendo le linee dei governi presieduti da Berlusconi e da Draghi. La premier ha poi saputo tenere a bada chi, nella maggioranza, esprimeva dubbi sul sostegno all'Ucraina. Facendo la scelta giusta e consentendo all'Italia di rimanere all'interno della NATO in un momento in cui non c'è spazio per tentennamenti».

È sbagliato non rinnovare l'accordo sulla Via della Seta?

«Incamminarsi sulla Via della Seta accompagnati da documenti formali e firmati fu una scelta avventata presa dal Conte I perché l'Italia non ottenne vantaggi tangibili dato che Francia e Germania siglarono accordi economici per decine di miliardi di euro con la Cina senza dover entrare nella BRI. Oggi Meloni si trova in una situazione difficile: come è comprensibile, Biden le chiederà di non rinnovare il Memorandum in scadenza a fine anno. La premier dovrà trovare il modo di prendere le distanze dalla Via della Seta senza rinunciare alla partnership economica con Pechino. Credo che spetterà all'abilità dei nostri diplomatici trovare una soluzione contando anche sul sostegno dei partner europei».

Gli Usa aiuteranno l'Italia con l'immigrazione?

«Penso di no. In questi ultimi anni, gli USA hanno dimostrato scarso interesse per la questione dell'immigrazione, e nella gestione della sicurezza nel Mediterraneo (a partire dal colpo di stato contro Gheddafi in poi). È più probabile che dalla Casa Bianca possa arrivare un sostegno indiretto all'impegno che Meloni sta dedicando al dossier, facendo sponda all'Italia su tavoli paralleli come quello del FMI per favorire il raggiungimento di un accordo con la Tunisia».

Come valuta il processo di Roma' avviato con la conferenza su migranti e sviluppo?

«La premier sta mettendo in campo la volontà di trovare soluzioni reali e lontane dagli slogan elettorali relativi all'istituzione di un blocco navale che sarebbero stati difficilmente applicabili. Sarà interessante vedere in cosa consisteranno i dettagli del piano Mattei che riecheggia il piano Marshall per il grande Medio Oriente a suo tempo avanzato da Berlusconi. L'obiettivo è creare un legame virtuoso tra le sponde del Mediterraneo che sia vantaggioso per entrambi. Nelle intenzioni del Governo (contando anche sull'azione fondamentale dell'Eni), l'Africa potrà aiutare l'Europa a ottenere la sicurezza energetica intraprendendo in cambio un percorso di sviluppo economico e sociale che possa al contempo portare a una normalizzazione dei flussi migratori».

Gli accordi con la Tunisia rappresentano un punto di svolta?

«La Tunisia e la Libia sono due attori fondamentali da cui deve passare la stabilizzazione dell'area e una normalizzazione dei flussi migratori. Ma, occorre prima che Tunisi raggiunga presto un accordo con l'FMI per evitare di andare in bancarotta. Il sostegno della Commissione europea è altrettanto importante, anche se purtroppo manca sempre la volontà politica da parte di diversi Stati membri di aiutare i Paesi di primo approdo a farsi carico dell'accoglienza dei migranti».

I critici sostengono che Saied non rispetti i diritti umani dei migranti. L'Italia, però, non può scegliersi gli interlocutori

«Non si può evitare di negoziare con i Paesi che non hanno la nostra stessa struttura costituzionale democratica. È un dato di fatto a cui tutti i governi si sono attenuti, da quello Draghi in epoca recente senza dimenticare quello di Gentiloni quando il Ministro dell'Interno era Minniti. Anche l'Egitto non può essere definito un Paese democratico secondo i nostri canoni, ma la necessità di difendere i nostri interessi nel Mediterraneo ci impongono di collaborare. L'auspicio è che in questi Paesi si possano fare passi avanti nel rispetto dei diritti umani, anche attraverso stimoli da parte del governo italiano e dell'UE».

Se i conservatori otterranno un buon risultato, la Meloni diventerà la nuova Angela Merkel?

«Rispetto ad altri parenti europei dello schieramento conservatore, il governo Meloni si sta distinguendo in positivo per un atteggiamento più filo-europeo. Questo potrebbe favorire un avvicinamento con il PPE (qualora un'alleanza vera e propria non si dovesse rivelare possibile) e dunque rafforzare il ruolo del governo italiano come kingmaker con un ruolo di rilievo anche all'interno del Consiglio europeo.

Ad ogni modo, il sistema elettorale usato alle Europee è il proporzionale puro e ogni voto avrà lo stesso peso, senza garantire premi di maggioranza a chi arriva primo. Da qui al prossimo giugno nuovi assestamenti politici potrebbero avverarsi favorendo il centro destra guidato dalla presidente Meloni».

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