Colpisce sempre la creatività con cui le amministrazioni green, quelle con il pallino dell'ecologismo spinto (alla Greta Thunberg, tanto per intenderci), tentino di educare i propri cittadini alla fede ambientalista. E, quando si crede di averle viste tutte, eccole sorprenderci (ovviamente, in negativo) con trovate tanto assurde quanto autolesioniste. L'ultima, in ordine temporale, è l'ideona di vietare negli spazi pubblici gli spot che promuovono le crociere, i viaggi in aereo e, più in generale, i mezzi a combustione. Al bando le fonti fossili, insomma. Piccola parentesi: che a farlo ci sia, tra le altre, anche una città come Genova dai cui porti ci sembra proprio che parta ancora qualche grossa nave, la dice lunga sulla scarsa lungimiranza dei progressisti e sull'ideologia cieca che li muove. Ma amen. A preoccupare non è il caso in sé, quanto piuttosto il trend. Ad ogni sindaco il suo (de)merito. Milano, per esempio. Negli ultimi anni spuntano ciclabili come se piovesse. Non collegate tra loro, sia chiaro. Si tratta di interventi spot, qua e là. Iniziano e poi finiscono nel nulla. Sempre e comunque a scapito delle corsie per le automobili e, soprattutto, dei parcheggi. Altro esempio: Bologna. Limite di percorrenza a 30 km/h. Una città a passo d'uomo, praticamente. Un'assurdità per molti. Ma non per il Comune che, alle polemiche, risponde con una zona residenziale a 20 km/h. In pratica i ciclisti superano sulla sinistra gli automobilisti facendo "ciaone" con la mano. E, se questo dovesse far sgranare gli occhi al lettore, vuol dire che è poco informato sulla crociata combattuta all'estero contro l'"obesità automobilistica": ticket del parcheggio triplicato per i suv. Ma torniamo all'Italia.
Le città, le cui giunte sono troppo occupate a complicare la vita agli automobilisti, finiscono (guarda caso) in cima alle classifiche sulla criminalità. Forse perché la sicurezza dei cittadini è poco green per i loro gusti?