L'ostacolo

Letta assicura: "Il Pd non è ostacolo al governo". Ma le sue battaglie dimostrano l'esatto contrario: ecco perché il leader dem sta minando l'intero esecutivo

L'ostacolo

In un momento in cui il sistema Paese ha bisogno di uno slancio economico per ricominciare a produrre, se ne esce con una nuova tassa di cui nessuno sentiva assolutamente la necessità. In un momento in cui gli sbarchi hanno ripreso a riversare migliaia di clandestini sulle nostre coste, ritira incautamente fuori la cittadinanza facile ai figli degli immigrati. In un momento in cui finalmente si torna a toccar con mano la libertà (niente più lockdown, niente più mascherine, niente più zone rosse), fa il diavolo a quattro per approvare un ddl liberticida come quello contro la omotransfobia. Eppure, se glielo chiedono, dice di non essere un ostacolo al governo. Anzi, pensa persino di esserne "una parte fondamentale". In realtà nel giro di poche settimane, a suon di dichiarazioni urlate nei talk show, Enrico Letta ha virato la barra del Partito democratico sempre più a sinistra. E così facendo lo ha allontanato dalla mission del premier Mario Draghi. Ovvero: risollevare l'Italia.

Dopo giorni di tensioni, che hanno avuto il culmine nella proposta di un ritorno della tassa di successione, Draghi ha voluto parlare faccia a faccia con Letta. I due si sono visti questa mattina a Palazzo Chigi. Sul tavolo hanno apparecchiato i principali temi dell'agenda di governo. Una volta uscito, il leader piddì si è subito attaccato a Twitter per agghindare con aggettivi eufemistici l'esito dell'incontro: "Lungo e proficuo colloquio". E ancora: "Sintonia piena e determinazione ad accelerare le riforme". Poi, dopo alcune ore, eccolo di nuovo in tivù a rilanciare i soliti cavalli di battaglia: la tassa di successione ("Non è comprensibile difendere i ricchissimi") e lo ius soli ("Dire no all'integrazione significa condannare l'Italia alla fine, all'inverno demografico"). Due misure che hanno scatenato durissime critiche non solo all'interno delle forze di maggioranza di centrodestra. L'idea di una dote finalizzata ad aiutare i 18enni ha, per esempio, scatenato anche i mal di pancia dei renziani.

Eppure, nonostante le resistenze degli "alleati", Letta si è detto determinato a procedere lungo questa strada. Punta a inserire la dote ai 18enni nella riforma a cui stanno lavorando governo e parlamento. Una scelta kamikaze che non solo rischia di ostacolare gli obbiettivi che si è dato il governo, ma anche di affossare il Pd. Della seconda eventualità poco importa agli italiani. La prima, invece, sta a cuore a tutti quanti. Perché, se non dovessimo riuscire a far fruttare i fondi del Recovery Fund e rialzarci dal pantano in cui ci ha gettato la pandemia, rischiamo una crisi economica decennale. Se non peggio.

Anche all'interno del Partito democratico molti hanno iniziato a non tenersi più dentro il proprio malcontento. "I sondaggi ci danno in caduta libera", ha confidato un big del Nazareno a Marco Antonellis su ItaliaOggi. "Finora le 'bandierine' che abbiamo piantato non sono servite a nulla, anzi, hanno contribuito ad aggravare la situazione". A spaventarli è soprattutto il balzo avanti messo a segno da Giorgia Meloni. Complice del sorpasso, secondo l'ultimo dato registrato dalla Supermedia settimanale realizzata da YouTrend per l'agenzia Agi che vede Fratelli d'Italia in seconda posizione dietro alla Lega, è stata anche la perdita dei consensi del Pd. I big dem sono disposti a concedergli ancora pochi mesi: vogliono vedere l'esito delle amministrative per decidere, poi prenderanno delle contromisure. "Potrebbe tornarsene presto a Parigi...", sussurrano.

E nel frattempo? Nel frattempo, però, rischia di minare seriamente la tenuta del governo. Il tutto per sventolare "bandierine" che, come fa notare Daniela Preziosi sul Domani, difficilmente vedranno la luce in parlamento durante questa legislatura. Perché dunque continuare a irritare gli alleati? Nei giorni scorsi Roberto Occhiuto, presidente dei deputati azzurri, faceva giustamente notare che servirebbe qualcuno che spieghi a Letta che "a Palazzo Chigi non c'è la sinistra, c'è bensì un esecutivo di unità nazionale". Oggi le priorità del Paese sono altre. E sono evidenti anche ai più sprovveduti. Non a Letta, però, che sembra non volerle vedere. Per realizzare leggi tanto divisive, aspetti la prossima campagna elettorale, provi a convincere gli italiani che servono più tasse, lo ius soli e il ddl Zan per far ripartire il Paese e, se ce la fa, le faccia votare da una maggioranza di sinistra. Nel frattempo lasci lavorare Draghi e la smetta di essere da ostacolo a tutto il Paese.