Agile, light nella struttura giuridica e sempre più popolata. E pure dotata di capacità decisionale. Per l'ottava volta dalla sua nascita, nel 2022, la cosiddetta Comunità politica europea (Cpe) prova a stare al passo di scenari geopolitici che evolvono sempre più velocemente, e che i tempi richiesti dai Trattati dell'Ue non sempre permettono di affrontare in casa con efficacia. Via dunque al formato europeo più ampio e sguardo allargato anzitutto al Caucaso, alla ricerca di nuovi equilibri energetici e di sicurezza continentale.
La riunione di oggi a Yerevan, in Armenia, assume valenza doppia. Da un lato la presenza di leader dell'intero continente; non solo i consueti Ventisette. E per la prima volta non soltanto europei. Sono almeno 48 i capi di Stato e di governo presenti, e tra questi anche il premier canadese Carney; presenza che, con le frizioni Usa-Ue, mostra la volontà di interrogarsi anche sui rapporti con Washington e sui dazi trumpiani, oltreché sulle ripercussioni economiche causate dalle guerre in Ucraina e Iran. Coesione europea in un contesto di policrisi che vede anche il britannico Starmer al tavolo. Il premier polacco Tusk invita a lanciare un segnale chiaro a Trump: "I legami transatlantici e l'amicizia Europa-Stati Uniti sono nostra responsabilità comune e non c'è alternativa a questo". C'è poi il presidente ucraino Zelensky, habitué dei fori europei e reduce dal vertice informale di Cipro dove ha riattivato il pressing per l'adesione all'Ue, di fatto bloccata dall'Ungheria per due anni, e con il cancelliere tedesco Merz che ha definito irrealistico l'obiettivo del 27 o 28 suggerendo che il percorso potrebbe comportare concessioni territoriali e referendum paralleli. Arrivando a Yerevan, Zelensky ha annunciato "molti incontri, la chiave è più sicurezza e coordinamento per tutti", puntando a sfruttare il nuovo formato immaginato da Macron nel '22, proprio sull'onda dell'invasione dell'Ucraina per dialogare su un piano di parità con attori extra-Ue, rafforzando i legami nel Caucaso meridionale: il 25 aprile, c'è stata la prima visita di Zelensky in Azerbaigian dall'inizio dell'invasione russa; ieri ha incontrato il premier norvegese Gahr Støre per rafforzare difesa aerea e partnership sui droni chiedendo più gas naturale per l'inverno.
Il motto odierno della Cpe è "Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa". Lo scenario ucraino resta centrale. Ma non il solo. Energia, diversificazione degli approvvigionamenti, tariffe Usa, flessibilità, lotta al narcotraffico sul tavolo. Decine i bilaterali in agenda per i leader. C'è anche Giorgia Meloni. Ognuno può affrontare questioni di interesse comune. La Commissione europea, a Yerevan con von der Leyen, sostiene l'ingresso di Kiev ma non ha ancora approvato una data di adesione ribadendo che l'allargamento è "basato sul merito". La Cpe è un foro ad hoc, dove non c'è un unico Stato che bussa a Bruxelles ma tanti, con dossier variopinti, a partire proprio dall'Armenia padrona di casa che nel tortuoso cammino di adesione avanza. "Dalla sicurezza all'energia alla connettività, segneremo una tappa fondamentale anche con il primo vertice Ue-Armenia della storia", nota von der Leyen.
Si conferma l'esclusione di Russia e Bielorussia, unici dell'area non invitati al forum ospitato dal primo ministro Pashinyan e co-presieduto da Costa. Oltre ai 27 Stati Ue, ci sono tra gli altri: Albania, Azerbaigian, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Islanda, Kosovo, Moldova, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Svizzera, Turchia.