L'Ue "uccide" Diesel e benzina

Dal 2035 solo auto elettriche. Pronte le misure anti CO2. Più tasse sui combustibili Scettici i costruttori: "Target difficili da raggiungere"

L'Ue "uccide" Diesel e benzina

L'Ue ha decretato la condanna a morte di benzina e Diesel. La proposta del nuovo green deal della Commissione prevede, infatti, che tutte le nuove auto registrate dal 2035 dovranno essere a zero emissioni, quindi elettriche. «Non stiamo proibendo le auto, stiamo fornendo un'alternativa», mettono le mani avanti a Bruxelles, con l'auspicio che il settore acceleri ancora di più sulle nuove tecnologie e si riducano i costi dell'elettrico. «Sappiamo dove vogliamo andare e cosa dobbiamo fare per arrivarci - la sintesi di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione - e sappiamo che la nostra attuale economia dei combustibili fossili ha raggiunto i suoi limiti. L'Europa è il primo continente che presenta un'architettura completa per soddisfare le ambizioni di questa Rivoluzione verde».

Il giro di vite, inoltre, include l'aumento delle imposte minime dei principali carburanti fossili affinché si garantisca che «la tassazione dei carburanti, dei combustibili per riscaldamento e dell'elettricità rifletta il loro impatto sull'ambiente».

Molteplici le misure proposte, tra cui, l'attribuzione di un prezzo al carbonio unitamente alla creazione di un fondo sociale (70 miliardi in 7 anni per cofinanziare al 50% regimi di incentivazione nazionale per l'acquisto di veicoli a zero emissioni). Per l'auto, in vista dell'azzeramento al 2050, si punta a una riduzione delle emissioni di CO2 del 55% (da qui la denominazione di «Fit for 55» data al «Pacchetto Clima») entro il 2030 rispetto al precedente target del 37,5%.

Intanto, c'è chi plaude alle misure proposte, chi è contrario o si dice preoccupato per «un salto nel buio che rischia di impattare su economia e lavoro, fornendo anche un nuovo assist alla Cina», commenta un osservatore.

Secondo Confindustria, «la Commissione prevede, a livello Ue, un fabbisogno di investimenti, al 2030, di oltre 3.500 miliardi, di cui più di 600 per l'Italia; è un piano senza precedenti che ci obbliga a cambiare marcia e a passare dalla discussione sugli obiettivi, decisi, a un dibattito pragmatico sulle soluzioni». Plaude Enel, con l'ad Francesco Starace: «Questa serie di proposte sta anche aprendo la strada a una necessaria accelerazione verso un'ulteriore elettrificazione degli usi finali dell'energia, come i trasporti su strada e il riscaldamento, che rappresenta già l'alternativa più competitiva e pulita ai combustibili fossili». Ma per Legambiente, l'Ue avrebbe dovuto osare di più: «L'Europa deve ridurre le emissioni di almeno il 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del '90». E sull'Italia, un tweet invita ad anticipare al 2030 lo stop a Diesel a benzina.

Dai costruttori europei di auto, attraverso il presidente di Acea, Oliver Zipse (Bmw), arriva l'esortazione all'Ue «a concentrarsi sull'innovazione piuttosto che imporre o vietare una tecnologia specifica. Obiettivi climatici ambiziosi richiedono un impegno vincolante da parte di tutte le parti coinvolte; inoltre, non sono i motori termici a essere dannosi per l'ambiente, ma i carburanti fossili». Aggiunge Zipse: «L'attuale proposta richiede un forte aumento della domanda di veicoli elettrici in un tempo ristretto. I target di un taglio del 50% delle emissioni al 2030 non si raggiungeranno senza una rete pubblica di ricarica di 6 milioni di punti, mentre si è fatto riferimento solo a 3,5 milioni».

Anfia (filiera italiana automotive) mette in guardia i decisori sulle possibili ricadute negative per il sistema indotto e invita ad «adottare un percorso di accompagnamento dei componentisti alla riconversione produttiva».

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